150 milioni di ragioni per dire no alla fusione tra Bcc di Serino, Bcc di Battipaglia-Montecorvino Rovella e Bcc di Salerno.

La nota che pubblichiamo è a firma dell’Avv. Massimiliano Ingino Componente Cda Bcc di Serino:
Venti soci presenti su un totale di mille trecento. In questo dato c’è la forte e decisiva risposta all’attuale reggente della Bcc di Serino, dott. Paolo De Vivo, che da mesi si sta facendo promotore di una fusione tra il nostro istituto con quelli della Bcc di Battipaglia- Montecorvino e Bcc di Salerno. Iniziativa già portata avanti senza successo dal suo predecessore, avv. Massimo Luciano, dimessosi dopo aver constatato la “mancanza di unitarietà sul progetto di fusione”. Ebbene, proprio per ribadire la nostra indipendenza e sottolineare i “seri dubbi nutriti sulla solidità della Bcc di Salerno” ( leggasi Milano-Finanza del 29 ottobre 2016), spinto da centinaia di soci, insieme con il vice presidente Carmelindo De Piano, stiamo contemporaneamente provando a sostenere in maniera democratica il fronte del no alla fusione. Come amministratori riteniamo  che un passo così importante, non solo vada ponderato al massimo, ma concordato e approvato dalla maggioranza dei soci. Per questa ragione, come previsto dallo statuto all’art.24, abbiamo in pochi giorni raccolto le 131 firme necessarie per richiedere un’assemblea straordinaria malgrado l’atteggiamento a dir poco ostruzionistico del reggente culminato spesso in assenze ingiustificate negli orari in cui aveva dato la disponibilità per autenticare le firme dei soci. Come se non bastasse, invece di accettare un sano e democratico confronto,  l’attuale reggente ha replicato alla nostra azione  facendo affiggere un manifesto sulle cantonate cittadine in cui informava i soci che “la nostra azione era illegittima e immotivata sulla base di un parere assunto dalla Federcassa di Roma”. Da qui la sua iniziativa di indire un incontro informativo al quale i soci hanno risposto in maniera chiarissima con la loro assenza in massa!
Dal momento che siamo certi che nemmeno questa eclatante risposta basterà per farci avere un confronto democratico, appena mi saranno consegnati i verbali, impugnerò davanti al Tribunale delle Imprese la delibera del Cda che ha negato l’assemblea. Certo, in base all’art. 24, di avere ragione ribadisco che l’eventuale fusione con gli istituti in epigrafe non è assolutamente necessaria tantomeno imposta dalla legge! Anzi, nell’ultimo incontro avuto con l’autorità di vigilanza, la stessa ha ribadito che “se non c’è unità e’ preferibile soprassedere”. I dubbi principali che mi spingono a dire no sono di carattere economico, ideologico e territoriale. L’esistenza e la forza di una realtà come la nostra è sempre stata quella di avere attinenza con il territorio e soprattutto la capacità di soddisfare le esigenze di piccoli e medi risparmiatori del comparto agroalimentare. In quest’ottica, sebbene non necessaria, sarebbe stata più indicata una fusione con la Bcc di Flumeri che non ci avrebbe fatto perdere identità e storia.  Per chi non lo avesse capito, infatti, sottolineo che l’eventuale fusione con le realtà salernitane significherebbe la morte della nostra Bcc e la scomparsa della nostra storia! I numeri del resto dicono che loro hanno cinquemila soci e noi appena milletrecento. In più sull’altare di questo scellerato progetto di fusione andremmo a sacrificare una realtà da 150 milioni di euro!
  A tutto questo dico di no unitamente a tantissimi soci con i quali sono pronto a dare democraticamente battaglia in assembla dove, che piaccia o no all’attuale reggente, arriveremo.
Da parte mia, chiunque voterà o sosterrà questa fusione si renderà protagonista di un consapevole suicidio posto in essere per inspiegabili ragioni da una realtà funzionale, sana, autonoma e autenticamente libera. 

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