20° anniversario della morte di Padre Narciso Marro, missionario cappuccino. La nota di Franco Petraglia

narciso marro img007In occasione del 20° anniversario della morte di Padre Narciso, Missionario Cappuccino, credo che sia un “obbligo” del cuore oltre che morale e civile ricordare questo grande apostolo. Papa Francesco ha detto che “la memoria del passato può insegnare al presente e divenire luce che illumina la strada del futuro”.Ed io che, a ridosso della piazzetta silenziosa, accanto alla chiesa di San Nicola di Joffredo, ho ascoltato il tocco discreto delle campane nella mia infanzia-adolescenza, mi prendo la responsabilità-compito di non seppellire la storia, di far rifiorire pezzi importanti di memoria, di permettere a questo lembo di terra, ancora vivo di spiritualità, di proiettarsi nel futuro insieme alla gente laboriosa e onesta di questo antico borgo di Joffredo-Castello in Cervinara(Avellino).Ricordo come fosse ieri. Quel giorno mi trovavo in montagna, in località “Pisciariello” a Cervinara, per assolvere il gravoso compito di raccogliere le castagne,quando appresi la ferale notizia della prematura dipartita (a 59 anni) del nostro amatissimo amico Padre Narciso. Credetemi,mi si raggelò il sangue. In un primo momento non volli credere alle mie orecchie, ma poi la triste conferma arrivò il giorno successivo dai Padri Cappuccini di San Giovanni Rotondo, i quali fecero affiggere i manifesti di lutto in tutta Cervinara. In paese non si parlava d’altro. La voce ricorrente, sommessa e accorata, era:” E’ morto ò monaco e za Sandella”. Sono passati 20 anni da quel 9 ottobre 1995 e Padre Narciso continua a vivere nei nostri animi e nel cuore della nostra amata comunità di Joffredo-Castello in Cervinara.Egli ha dato tanto senza mai chiedere nulla in cambio. La sua vita è stata esemplare. Il suo curriculum è davvero colmo di opere di evangelizzazione .Egli fu ordinato sacerdote all’età di 25 anni, nel 1961, dopo 13 anni di studi scrupolosi. Dopo il suo transito fu reperito un diario, anche se non completo, dal quale si evinceva l’attaccamento al “gioco di squadra” nella vita e nel calcio stesso, che praticava con intensa passione. Era così attento ad ascoltare i problemi degli altri. Un vero “operaio nella vigna di Gesù”. Rispettava tutti:genitori, superiori, angeli e santi. Nel 1964 fu nominato vice direttore;presiedeva all’educazione dei ragazzi; docente, mandato a San Giovanni Rotondo per assistere Padre Pio. Nel 1965 inizia il suo sogno africano:missionario nel Ciad. Costruì scuole; lavorò come vero operaio, erigendo villaggi catechistici e centri culturali. Fu nominato direttore del 3° Ordine francescano” Costruisci Dio in Africa”, terra sconosciuta. Egli ci ha lasciato una eredità semplice; ha rispettato l’obbedienza. Padre Narciso non ha pensato solo all’Africa, ma anche alle tante suore del convento, tra cui suor Carmela che gli esprime una gratitudine non comune. Si donò interamente a Padre Pio: tanti anni trascorsi con lui. Quanti progetti fatti con serenità ed entusiasmo! Aveva stabilito un’autentica fraternità con il Ciad. Un vero operaio di Dio. La stanchezza e la salute, dopo tanti anni in Africa, lo costrinsero a rientrare per assistere Padre Pio. Nel 1990 viene nominato parroco a San Nazzaro (BN), dove ha ricevuto testimonianza di affetto e di riconoscenza(1990-1993). Padre Narciso era apprezzato per la sua grande dote di sdrammatizzare i problemi. Nel 1993 ritorna a San Giovanni Rotondo. Aiuta a fare affluire la gente al convento e bada alla parrocchia. Sacerdote a 25 anni, lascia il segno dicendo:” Ogni mattina vado da Dio che allieta la mia gioventù.” Questo straordinario messaggero di Cristo, dotato di spirito vulcanico,una intelligenza vivace, una acutezza e una tenacia non comuni, una intraprendenza invidiabile, ci ha lasciato una scia di luce che, come una stella polare, continuerà a guidare il nostro cammino e delle future generazioni di questa martoriata terra cervinarese. Mi sono rimaste scolpite nella mente le sue visite, sebbene fugaci, che soleva fare alla sua diletta sorella Teresa:punto di riferimento irrinunciabile e grande baluardo di amore, ristoro, pace e serenità per lui. A ricordo di questo straordinario personaggio religioso e ad aumentare la nostra fede quotidiana ci restano due cose importanti:1) La statua bronzea di San Pio che dal 10 ottobre 1998 arricchisce il piazzale della chiesa di San Nicola di Joffredo in Cervinara. Un’opera che volle ardentemente e materialmente(con disborso dell’intera somma) la sorella di Padre Narciso, la compianta Teresa Marro, per onorare la ferrea volontà del defunto fratello Padre Narciso. 2) Le reliquie del frate con le stimmate che furono esposte al pubblico il 2 maggio 2002, anniversario della beatificazione di Padre Pio, e ora conservate nella chiesa di San Nicola, frazione di Joffredo. Si tratta di tre reliquie: una crosta, un fazzoletto ed un guanto di lana appartenute a Padre Pio e donate alla chiesa di San Nicola da Teresa Marro, sorella di Padre Narciso. Ed ora mi sia consentito di porgere un omaggio riverente anche al nostro carissimo Padre Tarcisio Zullo, conosciuto dai devoti e dai figli spirituali di Padre Pio come la “guardia di Padre Pio”. Un uomo di sterminata cultura e di rigorissimi studi teologici. Era nato anch’egli nella frazione di Joffredo-Castello ed era il cugino del compianto Padre Narciso. Il Signore lo chiamò nel regno dei cieli il giorno 8 agosto del 1998 ed ora riposa a San Giovanni Rotondo nella cappella gentilizia dei Cappuccini, insieme ai cugini Padre Narciso e Teresa Marro. Tutto il popolo di Cervinara non può non essergli grato per il lustro che ha dato alla nostra terra e per la fulgida impronta che ha lasciato nel cuore di tutti quelli che lo stimavano e gli volevano bene realmente e sinceramente. Il mio caro e deferente saluto va altresì al nostro infaticabile e invincibile Padre Luigi Marro, altro cappuccino cervinarese, con gli auguri che possa quanto prima ristabilirsi e ritornare alle sue radici castellane. Sappiamo tutti che l’esempio e il ricordo di questo nostro fratello, Padre Narciso, sono stati presenti durante tutti questi anni e ancora oggi continua a essere un modello per molti cristiani che cercano di vivere la loro fede insieme all’impegno per la costruzione di un mondo più giusto e fraterno. In altre parole, il suo sacrificio non è stato vano ma ha prodotto copiosi e fecondi semi di fede, amore e serenità. Il poeta e filosofo libanese Kahil Gibran diceva: “Il ricordo è un modo per incontrarsi”. E per me(per noi tutti), con questa testimonianza scritta, è come se rivedessi Padre Narciso ogni giorno. Sei sempre vivo e in mezzo a noi! “Gloria dei homo vivens”, diceva un Padre della Chiesa, Ireneo di Lione.(L’uomo che vive è gloria di Dio).

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