Giovedì, 8 Gennaio 2009

Moralità e Politica possono andare d'accordo?

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BENEVENTO. Il consigliere comunale Boccalone risponde ai Ds sulla questione rifiuti.
, Giovedì 10 Agosto 2006 - 13:39.
Sono costretto a riprendere la lunga teoria di vergogne di cui si sta macchiando l’amministrazione comunale sulla questione rifiuti.
Lo spunto è dato dall’intervento dei Ds nel momento in cui hanno dimostrato di non aver colto che nella vergogna numero 13 era evidente che la “summa” di tutte le responsabilità è da ricercarsi nell’acclarata incapacità della Regione Campania e della Provincia di Benevento nell’affrontare e gestire i problemi dei rifiuti.
Tale convincimento risiede nel fatto che l’introduzione del Decreto Ronchi, nel 1997, ha determinato la regionalizzazione di parte dell’intero processo dei rifiuti che, da sempre, è stato interamente gestito nell’ambito dei territori comunali.
Tanto ciò è vero che anteriormente sussisteva perfetta coincidenza tra il ciclo completo dei rifiuti (spazzamento, raccolta e sversamento in discarica) con l’applicazione del sistema di tassazione mediante criteri e metodi previsti dal Dlgs 507/1993.
La presenza della discarica in ambito comunale rappresentava, così, il punto di convergenza e di finalizzazione di tutte le attività che un ente preordinava e prevedeva per effettuare lo spazzamento, la raccolta e lo sversamento in piena autonomia.
Il legislatore, attraverso il Decreto Ronchi, anche per cogliere l’opportunità di realizzare economie di scala e migliorare il bilancio ecologico del territorio, ha ritenuto di intervenire nel sistema puntando alla regionalizzazione del sistema, facendo diventare, quindi, la Regione unico ente di riferimento per tutti i comuni, previo raccordo tra gli stessi nell’ambito delle singole province.
Alla Regione, infatti, veniva demandato il compito di delineare una strategia gestionale e sistemica con l’obiettivo di raccordare i singoli piani provinciali.
E’ fin troppo noto che la Regione Campania ha saputo produrre solo il proprio commissariamento, collaborata in questo dall’esaltante contributo delle Province, per incapacità assoluta di definire e assolvere ai compiti assegnati in materia dall’articolo 20 del Decreto in parola, predisponendo piani di intervento che dovevano rappresentare il collante tra i territori (Comuni) e l’ente di coordinamento finale, quale la Regione Campania.
In buona sostanza, con il Decreto Ronchi ai Comuni veniva assegnata la competenza per la raccolta e il trasporto, mentre all’ente Provincia, in accordo finale con la Regione, la fase dello sversamento, di cui i Cdr dovevano rappresentare le porte d’ingresso a un rinnovato sistema di smaltimento di rifiuti che prevedeva l’eliminazione delle discariche. Di contro, il collegato sistema di tassazione rimaneva di competenza dei Comuni, con l’onere di parametrare l’intera gestione, attraverso la somma dei costi diretti di gestione – spazzamento, raccolta e trasporto - con quelli relativi allo sversamento, divenuti di imposizione regionale.
E’ evidente che tutte le disfunzioni e incapacità gestionali da parte del sistema regionale di rendere i propri servizi, associata all’inutile e infruttuosa attività amministrativa svolta dalle Province in punto di programmazione dei propri compiti, non poteva che determinare a valle contraccolpi tali da generare situazioni emergenziali e indurre i Comuni ad adottare finanche ordinanze urgenti e contingibili sul piano sanitario. Ciò avviene in questa dannata regione, oramai da troppi anni, forse perché vittima di un anatema che la vuole tutta dipinta di rosso per le manifeste vergogne sociali.
Continuare a sostenere che la passata amministrazione comunale, anche attraverso l’azienda Asia, abbia voluto mascherare le proprie incapacità gestionali con le emergenze rifiuti che periodicamente si riproducono nel territorio, significa voler assumere un atteggiamento vergognoso che ha il solo intento di occultare l’unica e vera strategia che la Regione Campania, a mezzo Commissariato, ha avuto come obiettivo: trasferire nella provincia di Benevento i rifiuti dei rifiuti prodotti nell’intero territorio campano.    
Tale conclusione, avvalorata dagli eventi in corso (150 camion al giorno che attraversano il territorio sannita, colmi di rifiuti), ha come riferimento il Documento di orientamento strategico (Dos) che la Provincia di  Benevento aveva adottato per definire successivamente il proprio Piano provinciale di gestione dei rifiuti.
Nel documento citato sono evidenti i riferimenti sia a “Tre Ponti” che a “Toppa Infuocata”, altro monumento di arte contemporanea che testimonia la vera profondità d’azione che l’ente Provincia ha finora saputo esercitare.
Credo in questo modo di aver esposto i motivi che mi avevano  portato alla definizione della 13esima vergogna, e ai Ds sanniti rivolgo l’invito a farsi chiarire da Bassolino, Boffa e Nardone se quanto finora argomentato è frutto di mera contrapposizione politica oppure analisi, sia pur sintetica, articolata sull’esame dell’impianto normativo di riferimento, che si è necessariamente evoluto, nel recente Testo unico ambientale, per la fallimentare applicazione del Decreto Ronchi.
Colgo, infine, l’occasione per dare una buona notizia ai Ds locali. In base alla nuova normativa (Dlgs 152/2006, articolo 197) è stato effettuato un soccorso all’incapacità conclamata delle Province a redigere i propri piani, poiché tutta la fase di programmazione e quella di gestione dello sversamento è demandata alle Regioni, mentre alle Province è affidato soltanto il compito di individuare i siti in cui collocare l’impiantistica per il trattamento dei rifiuti, nell’ambito di una pianificazione più ampia qual è il Ptcp (Piano territoriale di coordinamento provinciale). Di tale previsione non v’è traccia nei documenti della Provincia di Benevento, anche se il satellite potrebbe risolvere questo problema. Confido nel Marsec.
Rimanendo in materia ambientale si affaccia all’orizzonte un nuovo attacco mortale al territorio sannita, poichè la sinistra lo ha già individuato per farne ambito diffuso di applicazione di sistemi di energia alternativa che hanno il solo pregio di arricchire solo qualcuno (attraverso percorsi canalizzati di finanziamento) e distruggere, irreversibilmente,  paesaggi e sistema produttivo agricolo che faticosamente tenta di risollevarsi.
Dio salvi il Sannio da questa sinistra.

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