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Giovedì, 8 Gennaio 2009
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BENEVENTO. Risultano regolari tutti i dati circa la raccolta delle acque.
SonoSono positivi i riscontri tecnici dopo la prima chiusura delle paratoie della diga di Campolattaro sul fiume Tammaro avvenuta il 29 aprile 2006. Lo comunica l’on.le Carmine Nardone, presidente della Provincia, ente cui è stata affidata la gestione dell’impianto dal 1999. Risultano regolari tutti i dati circa la raccolta delle acque.L’invaso, che da quattro mesi sta affrontando una fase sperimentale di collaudo ai fini della sua effettiva entrata in esercizio, ha comunque già consentito di scongiurare il prosciugamento del fiume Calore, di cui il Tammaro è affluente, evento purtroppo registratosi invece negli anni scorsi durante la stagione più calda. Infatti, l’acqua del Tammaro accumulata dall’imponente sbarramento di oltre 800 metri di lunghezza ed di circa 80 di altezza, è stata in parte rilasciata nelle giornate più calde garantendo così il minimo vitale del Calore, a sua volta affluente del Volturno. Negli anni passati, invece, a causa del fatto che il Calore da oltre cinquant’anni viene deviato alla sorgente per circa 5.000 litri al secondo di portata per soddisfare la “sete” della Puglia, nonché a causa della minore piovosità, il fiume letteralmente “spariva” tra luglio ed agosto. La documentazione fotografica allegata è molto eloquente: la prima foto, scattata dalla Stazione satellitare MARSEC di Benevento, istituita dalla Provincia, mostra il Tammaro e la diga di Campolattaro prima della chiusura delle paratoie il 22 aprile 2006 in raffronto al lago formatosi dopo solo sessanta giorni circa, il 24 giugno 2006; il secondo documento mostra invece la differenza della situazione tra il 2005 ed il 2006 per il Calore che attraversa il Sannio provenendo dall’Irpinia: con la diga sul Tammaro non in funzione il 25 agosto 2005, infatti, il Calore era completamente in secca, mentre esattamente un anno dopo, il 25 agosto 2006, la foto scattata dallo stesso punto rivela come il fiume abbia conservato il suo minimo vitale. Merito, certamente, di una stagione un po’ più piovosa di quella precedente, ma anche e soprattutto dei circa 500 mila metri cubi d’acqua rilasciati tra giugno e agosto. Questi dati sono emersi da una Conferenza di servizio promossa dal Settore Infrastrutture della Provincia diretto dall’ing. Angelo Fuschini, cui hanno partecipato il responsabile della diga di Campolattaro ing. Giovanni Di Trapani e l’ing. Salvatore Minicozzi. L’invaso si trova a 339,10 metri sul livello del mare: dal 29 aprile 2006 ha cominciato a raccogliere l’acqua del Tammaro, che nasce in Molise, e nel giro di due mesi ha portato il suo livello a 345 metri sul livello del mare formando così un lago artificiale di 3.905.102 metri cubi; attualmente, dopo il rilascio controllato di una parte del prezioso liquido (grazie ad una minima apertura delle paratoie), il fiume ha un’altezza di 344 metri sul livello del mare formando un lago di 2.887.022 metri cubi. Nei prossimi mesi l’acqua del Tammaro tornerà ad essere raccolta fino a portare il fiume ad una altezza di sedici metri sul livello del mare rispetto al suo corso normale: a quel punto, secondo i protocolli tecnici controllati dal Registro Nazionale Dighe, che ha la supervisione tecnica di tutta la procedura, la diga sarà riapertura per far defluire nuovamente le acque; successivamente ancora si potrà ricominciare nuovamente il riempimento. Il presidente Nardone, nell’esprimere il proprio compiacimento per l’andamento delle procedure sperimentali, ha sottolineato che continuerà la battaglia per la salvezza del Calore e per l’utilizzo delle acque del Tammaro ad usi irrigui, civili ed industriali. Della diga sul Tammaro si parla addirittura dal 1962, ma solo molti anni dopo, nel 1978, i lavori vennero effettivamente finanziati dalla Cassa per il Mezzogiorno e furono ultimati nel 1993: tuttavia, a lungo, essendo stata sciolta la Cassa, l’impianto fu di fatto abbandonato al suo destino non essendo stato individuato l’ente gestore; solo nel 1999 fu affidato alla Provincia, ma per la sua messa in funzione si è dovuto attendere il 29 aprile 2006 perché la stessa Provincia ha dovuto provvedere anche al consolidamento ed alla messa in sicurezza del costone di nord est dell’impianto interessato da lavori di una strada realizzata da altro ente. Solo ad ultimazione di tali imponenti lavori, il Registro Nazionale Dighe ha dato il suo benestare alla Provincia per avviare le manovre sperimentali per la messa in funzione dell’impianto. sul fiume Tammaro avvenuta il 29 aprile 2006. Lo comunica l’on.le Carmine Nardone, presidente della Provincia, ente cui è stata affidata la gestione dell’impianto dal 1999. Risultano regolari tutti i dati circa la raccolta delle acque. L’invaso, che da quattro mesi sta affrontando una fase sperimentale di collaudo ai fini della sua effettiva entrata in esercizio, ha comunque già consentito di scongiurare il prosciugamento del fiume Calore, di cui il Tammaro è affluente, evento purtroppo registratosi invece negli anni scorsi durante la stagione più calda. Infatti, l’acqua del Tammaro accumulata dall’imponente sbarramento di oltre 800 metri di lunghezza ed di circa 80 di altezza, è stata in parte rilasciata nelle giornate più calde garantendo così il minimo vitale del Calore, a sua volta affluente del Volturno. Negli anni passati, invece, a causa del fatto che il Calore da oltre cinquant’anni viene deviato alla sorgente per circa 5.000 litri al secondo di portata per soddisfare la “sete” della Puglia, nonché a causa della minore piovosità, il fiume letteralmente “spariva” tra luglio ed agosto. La documentazione fotografica allegata è molto eloquente: la prima foto, scattata dalla Stazione satellitare MARSEC di Benevento, istituita dalla Provincia, mostra il Tammaro e la diga di Campolattaro prima della chiusura delle paratoie il 22 aprile 2006 in raffronto al lago formatosi dopo solo sessanta giorni circa, il 24 giugno 2006; il secondo documento mostra invece la differenza della situazione tra il 2005 ed il 2006 per il Calore che attraversa il Sannio provenendo dall’Irpinia: con la diga sul Tammaro non in funzione il 25 agosto 2005, infatti, il Calore era completamente in secca, mentre esattamente un anno dopo, il 25 agosto 2006, la foto scattata dallo stesso punto rivela come il fiume abbia conservato il suo minimo vitale. Merito, certamente, di una stagione un po’ più piovosa di quella precedente, ma anche e soprattutto dei circa 500 mila metri cubi d’acqua rilasciati tra giugno e agosto. Questi dati sono emersi da una Conferenza di servizio promossa dal Settore Infrastrutture della Provincia diretto dall’ing. Angelo Fuschini, cui hanno partecipato il responsabile della diga di Campolattaro ing. Giovanni Di Trapani e l’ing. Salvatore Minicozzi. L’invaso si trova a 339,10 metri sul livello del mare: dal 29 aprile 2006 ha cominciato a raccogliere l’acqua del Tammaro, che nasce in Molise, e nel giro di due mesi ha portato il suo livello a 345 metri sul livello del mare formando così un lago artificiale di 3.905.102 metri cubi; attualmente, dopo il rilascio controllato di una parte del prezioso liquido (grazie ad una minima apertura delle paratoie), il fiume ha un’altezza di 344 metri sul livello del mare formando un lago di 2.887.022 metri cubi. Nei prossimi mesi l’acqua del Tammaro tornerà ad essere raccolta fino a portare il fiume ad una altezza di sedici metri sul livello del mare rispetto al suo corso normale: a quel punto, secondo i protocolli tecnici controllati dal Registro Nazionale Dighe, che ha la supervisione tecnica di tutta la procedura, la diga sarà riapertura per far defluire nuovamente le acque; successivamente ancora si potrà ricominciare nuovamente il riempimento. Il presidente Nardone, nell’esprimere il proprio compiacimento per l’andamento delle procedure sperimentali, ha sottolineato che continuerà la battaglia per la salvezza del Calore e per l’utilizzo delle acque del Tammaro ad usi irrigui, civili ed industriali. Della diga sul Tammaro si parla addirittura dal 1962, ma solo molti anni dopo, nel 1978, i lavori vennero effettivamente finanziati dalla Cassa per il Mezzogiorno e furono ultimati nel 1993: tuttavia, a lungo, essendo stata sciolta la Cassa, l’impianto fu di fatto abbandonato al suo destino non essendo stato individuato l’ente gestore; solo nel 1999 fu affidato alla Provincia, ma per la sua messa in funzione si è dovuto attendere il 29 aprile 2006 perché la stessa Provincia ha dovuto provvedere anche al consolidamento ed alla messa in sicurezza del costone di nord est dell’impianto interessato da lavori di una strada realizzata da altro ente. Solo ad ultimazione di tali imponenti lavori, il Registro Nazionale Dighe ha dato il suo benestare alla Provincia per avviare le manovre sperimentali per la messa in funzione dell’impianto. Le Ultime Notizie in Attualità |