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Giovedì, 20 Novembre 2008
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AVELLINO, Restano in carcere tutti i cinque giovani coinvolti nella morte di Mauro Cioffi. Si aggrava la posizione del 17enne al quale è stato contestato l’omicidio volontario.
Restano tutti in carcere anche i quattro maggiorenni che questa mattina sono stati ascoltati dal gip Carmela Iorio, per l’interrogatorio di garanzia, nell’ambito dell’inchiesta scaturita dalla morte di Mauro Cioffi. Per loro l’accusa resta quella che li ha portati ad essere tratti in arresto, nelle ore immediatamente successive all’omicidio, ossia, rissa aggravata. L’interrogatorio è stato effettuato presso il carcere di Bellizzi Irpino, dove i quattro si trovano detenuti. Si aggrava, invece, la posizione del 17enne anche lui coinvolto in questa vicenda e che, in un primo momento, aveva ottenuto gli arresti domiciliari. Il ragazzo ha sostenuto nel pomeriggio di ieri, l’interrogatorio di garanzia, al termine del quale,. Il gip Anna Cappelli, del tribunale dei minori di Napoli, oltre alla rissa aggravata, gli ha contestato anche l’omicidio volontario. A quanto sembra, proprio il 17enne dovrebbe essere quello che manteneva la testa a Mauro Cioffi, durante l’aggressione e,quindi, potrebbe essere la persona con la quale ha avuto la colluttazione più ravvicinata nel corso della quale è partito il colpo di pistola fatale. Si tratta solo di un ipotesi ma fatto sta che già questa mattina, al 17enne, sono stati revocati gli arresti domiciliari ed è stato accompagnato dai carabinieri di Avellino, presso l’istituto di pena minorile di Airola. Intanto la pistola che ha fatto fuoco ancora non si trova e , a questo punto, con un sano realismo, i carabinieri avranno delle serie difficoltà a reperirla. La tesi è che l’arma sia stata passato a Mauro Cioffi, nel corso dell’aggressione e fatta sparire subito dopo. Per i risultati dell’autopsia bisognerà attendere un po’ di tempo. E’ stato, però, accertato che il giovane presentava delle ferite alla testa, quindi, sembra essere valida l’ipotesi che a procurargliele siano stati dei pugni di ferro con la quale la banda rivale lo ha colpito. Colpi che, forse, hanno determinato la furia cieca e la decisione di mettere mano alla pistola. Purtroppo la vicenda è ancora tutta da chiarire, restano ancora dei lati oscuri e soprattutto resta la strana sensazione di volersi sentire tutti vittime. La città ha cominciato ad interrogarsi sul fenomeno della movida violenta, al quale è stato dedicato anche un consiglio comunale straordinario. Ma sembra che sia stata costretta a farlo perché è morto un ragazzo per strada. Molti, però, sembrano volere continuare a non vedere e a non sapere cosa fanno i loro figli quando escono la notte. L’indifferenza non fa altro che alimentare questi fenomeni che da soli le forze dell’ordine non possono certo estirpare. Se c’è da fare l’esame di coscienza bisogna essere seri e duri e farlo sul serio, altrimenti, il sangue di un giovane sarà stato versato invano e, purtroppo, tutti gli altri ragazzi restano a rischio.
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