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Venerdì, 21 Novembre 2008
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PIETRELCINA(BN) Migliaia di visitatori per il presepe vivente.
Ci sono delle sere di inverno in cui ti sembra naturale congiungere le mani, alzare gli occhi al cielo e recitare una preghiera, Una preghiera che, magari, qualcuno ti aveva insegnato tanti anni fa e mai pensavi che ti potesse tornare in mente. Invece le parole le ricordi tutte una ad una, come se le avessi imparate solo ieri. Ci sono delle sere di inverno che, nonostante il freddo pungente, ti metti disciplinatamente in fila, attendendo anche diverse ore per visitare dei luoghi suggestivi, impregnati di energia positiva. Può succedere se si decide di visitare il presepe vivente di Pietrelcina. Pietrelcina è un piccolo borgo che dista solo pochi chilometri da Benevento ma percorrendo quella distanza si arriva non solo in un altro paese ma in un’altra dimensione. Per chi crede, per chi ha fede è terra benedetta da Dio quella di Pietrelcina. Il paese ha dato i natali a Francesco Forgione che sarebbe diventato noto al mondo con il nome di Padre Pio e poi invocato nelle preghiere con quello di San Pio. Santo per i credenti molto prima che la chiesa lo innalzasse agli onori degli altari. In un vicolo di quel piccolo borgo c’è la casa dove è venuto al mondo, un po’ più in là la chiesa dove ha ricevuto il sacramento del battesimo e fuori il paese, a Piana Romana, in campagna, il luogo dove Il Signore gli ha spiegato che lui non sarebbe stato un frate come gli altri ed anche il suo corpo avrebbe portato impressi nella carne i segni di quella volontà.Pietrelcina ti accoglie come tutti i paesi del mondo dove arrivano tanti pellegrini. Parcheggi per pullman ed auto, negozi e bancarelle con immagini del santo, rosari e statuine. Ma basta percorrere solo pochi metri per immergersi in un’atmosfera diversa. I visitatori del presepe vivente sono migliaia, arrivano da tutto il sud Italia. Ma non c’è ressa. Il luogo mette soggezione, gli organizzatori sanno come trattare la folla. Sono venti anni che a Pietrelcina viene allestito il presepe vivente e si comincia a lavorare a Novembre per far trovare tutto pronto subito dopo il santo Natale. I figuranti sono più di trecento, la maggior parte è composta da giovani che vengono anche da paesi vicini a da Benevento. Sono tutti volontari, come volontari sono le persone che accanto ai vigili urbani ed ai carabinieri controllano la folla che aspetta. Nel presepe si entra a gruppi di 150 persone alla volta. Farne entrare solo uno in più significherebbe guastare l’atmosfera, rovinare la magia. Gli organizzatori con noi sono gentilissimi e ci affidano anche una guida che ci permetterà di entrare direttamente nelle scene. Percorri solo pochi passi, ti lasci la gente che attende alle spalle ed entri in un’altra dimensione. Le scene sono curate tutte nei minimi particolari. Fa freddo ma i figuranti lo sopportano stoicamente nei loro costumi. I più fortunati hanno qualche braciere per riscaldarsi ma la maggior parte di quei ragazzi resterà per tante ore alla mercè del gelo di dicembre. E sarà così per tre sere sino a domani venerdì 29 dicembre. Il presepe non è mai una fedele ricostruzione storica. Ogni messa in scena della natività assorbe gli usi ed i costumi del luogo dove viene rappresentato. E Pietrelcina non fa certo eccezione. Probabilmente questa contaminazione è uno dei segreti della longevità secolare di questo tipo di arte che non smette mai di stupire ed emozionare. Così la Betlemme di Pietrelcina assomiglia un po’ a quello che potevano essere i nostri paesi prima che la civiltà contadina sparisse,. Del resto i nostri antenati per secoli e secoli hanno vissuto spaccandosi la schiena per dissodare la terra, riscaldando le loro case con dei bracieri ed illuminandole con fioche lampade ad olio. Anche Francesco Forgione era figlio di questa gente e conosceva i duri sacrifici che bisognava fare per dare un tozzo di pane ai propri figli. E così il presepe vivente di Pietrelcina è un omaggio a quel mondo. Ma non solo. Cammini per i vicoli stretti di quel borgo e all’improvviso arrivi davanti alla chiesa di Sant’Anna. E’ il luogo dove San Pio è stato battezzato. All’interno c’è la stessa fonte battesimale che ha visto bimbo, Francesco Forgione. Ma questa volta non la riconosci subito la chiesa. Sai che sta lì perché l’ha vista tante volte ma devi chiedere alla guida per essere sicuro. Non la riconosci perché nella rappresentazione è stata trasformata nel tempio degli ebrei, in una sinagoga. Il crocifisso e tutti gli altri simboli cristiani sono spariti per far posto alla Menorah, il candelabro dalle sette braccia e dall’arca dell’alleanza. Ma se entri in quel luogo, i figuranti che impersonano i sacerdoti ti invitano a pregare Dio. Ad alzare le mani al cielo e a ringraziarlo e così scopri che Dio se vuoi lo puoi pregare in ogni luogo. E lo puoi pregare così in ogni religione, dandogli il nome che vuoi. Lo ha fatto anche il papa nella sua recente visita alla moschea di Instanbul. Non a caso poco lontano dalla chiesetta di Sant’Anna trovi la scena dei re magi. Quei re sapienti non erano ebrei, ma lo stesso fecero un lungo cammino per rendere omaggio al figlio di un Dio di un’altra religione che ha deciso di farsi uomo e di nascere tra gli ultimi della terra. E così da quella piccola chiesa di Pietrelcina, trasformata in sinagoga arriva un messaggio universale di ecumenismo religioso che se ascoltato potrebbe arrestare la scia di sangue di chi uccide in nome di Dio, bestemmiando quel nome, qualunque esso sia. E’ una piccola fiammella di speranza che si accende in una notte di dicembre che speriamo che dal Sannio arrivi in tutto il mondo. E già solo questa scena basterebbe per ripagarti dal freddo e dal gelo che hai dovuto sopportare. Ma non è finita qui. Il cammino continua e la ressa di quella che dovrebbe essere Betlemme scema man mano. Ti rendi conto che stai per arrivare alla casa natale di Padre Pio. Ma questa volta non verranno visitate le povere stanze dove ha vissuto il piccolo Francesco. Gli organizzatori hanno voluto che la scena più importante, quella della natività venisse allestita nella piccola cantina. Percorri qualche metro quasi al buio e poi, finalmente, una luce rischiara la notte. Una mamma ha in braccio un bambino ed un padre guarda con occhi colmi di amore quelle due figure. In realtà il bimbo è una bambina. Si chiama Vittoria De Ieso e quelli che l’accudiscono sono i suoi veri genitori. Resteresti lì per chi sa quanto tempo, resteresti lì a guardare quello che sembra un quadro ma, invece, è vita vera, il miracolo della vita vera che si rinnova ogni volta che un bimbo viene al mondo e fa sentire la sua voce. Ma ci sono ancora tanti visitatori che hanno il diritto di guardare quella famiglia, sacra perché tutte le famiglie lo sono. E così ti immergi di nuovo nel freddo della notte di dicembre e chi sa perché ti viene in mente una preghiera e sott Le Ultime Notizie in Arte e Cultura |