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Domenica, 12 Ottobre 2008
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AVELLINO. Sarebbe maturato negli ambienti della malavita locale omicidio di Salvatore Vicino.
Un delitto maturato negli ambienti della malavita locale: su questa certezza si muovono le indagini sull'omicidio di Salvatore Vicino, 44 anni di Avellino, il pregiudicato ucciso nella tarda serata di ieri nel centro storico del capoluogo irpino, mentre stava scendendo dalla sua auto che aveva appena parcheggiato. Vicino, in carcere fino all'anno scorso per estorsione e rapina, era considerato un affiliato al clan Genovese, il gruppo criminale che nonostante l'arresto dei suoi capi e condanne per oltre duecento anni di carcere, conserva ancora un nucleo attivo, tuttora operante nel settore delle estorsioni e del traffico di droga nei comuni della fascia del Partenio e nelle zone al confine con le province di Napoli e Salerno. Una o più persone, hanno atteso Vicino a pochi metri dalla sua abitazione, in via del Seminario, una stradina parallela a piazza Duomo: unico il killer, che non ha dato il tempo alla vittima di uscire dall'auto, sparandogli contro da distanza ravvicinata cinque colpi di pistola, una Beretta calibro 9 semi-automatica, alla nuca e alla testa che non gli hanno lasciato scampo. All'ora del delitto, intorno alle 22.45, non c'era nessuno nelle strade poco illuminate del centro storico ma dalle abitazioni vicine i colpi di pistola sono stati uditi distintamente. Ad avvertire i carabinieri, sarebbe stato un passante che aveva notato del sangue uscire dalla Smart su cui si trovava il corpo senza vita di Salvatore Vicino. Le indagini dei carabinieri del reparto operativo di Avellino, coordinate dal procuratore della Dda di Napoli, Franco Roberti, e dalla sostituta Antonietta Troncone, seguono diverse piste, dalla vendetta maturata all'interno del clan nei confronti di Vicino, ad un possibile "sgarro" di natura passionale. Nel corso della scorsa notte i carabinieri hanno interrogato i familiari della vittima e sottoposto alla prova dello stube alcuni pregiudicati ritenuti direttamente o indirettamente collegati al clan Genovese. Perquisite anche numerose abitazioni. Vicino viveva da solo nella casa del centro storico di Avellino e ufficialmente non aveva stabili legami sentimentali da quando, alla fine degli anni Ottanta, sua moglie, una giovane parrucchiera di Avellino, venne trovata carbonizzata all'interno della sua auto: una brutale vendetta rimasta senza colpevoli sulla quale gli investigatori cercano possibili elementi utili alle indagini sull'agguato di ieri sera.
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