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AVELLINO. Indagini serrate per fare luce sull’omicidio di Salvatore Vicino. I carabinieir hanno ascoltato circa venti persone.
, Venerdì 29 Dicembre 2006 - 19:49.
Più di venti persone sono state ascoltate dai carabinieri del comando provinciale di Avellino che stanno indagando sull’omicidio di Salvatore Vicino. Il pregiudicato di 44 anni, componente del clan Partenio, è stato freddato davanti alla sua abitazione che si trova in via del Seminario, a due passi dal duomo. Sono stati esplosi cinque colpi di pistola  e sono andati tutti a segno. Due lo hanno colpito al capo e tre al corpo. Dai bossoli rinvenuti, l’arma usata è una beretta calibro nove e 2, una pistola micidiale. Presso il comando provinciale sono stati ascoltati tutte persone più o meno legate ai Genovese. Subito dopo l’omicidio sei o sette pregiudicati sono stati anche sottoposti alla prova dello stube che serve a capire se ci sono tracce di polvere da sparo. Ci vorranno, però, una quindicina di giorni per conoscere i risultati di queste prove. I carabinieri hanno anche ricostruito le ultime mosse di Vicino prima che fosse ucciso. Il 44enne, ieri sera, si è incontrato con la sua fidanzata di 23 anni. Bisogna ricordare che Salvatore Vicino era sposato con Annamaria Padiglione, la quale circa 15 anni fa fu trovata carbonizzato nella sua auto alle pendici del Terminio. L’incontro con la fidanzatina è stato breve. Il 44enne si è accorto di aver il cellulare scarico ed ha detto alla ragazza che avrebbe fatto un salto a casa per prendere il carica batteria e poi sarebbe tornato. A questo punto, probabilmente, l’uomo è stato seguito. Si è fermato in un bar presso il tribunale per comprare delle crocchette che poi avrebbe portato alla ragazza ed a bordo della sua smart si è diretto verso casa. Non ha fatto in tempo a scendere dall’auto perché è stato crivellato di  proiettili, uno dei quali gli ha trapassato il cranio. A questo punto qualcuno ha sentito i cinque colpi di pistola ed ha dato l’allarme. Sul posto sono arrivati i carabinieri, al comando del maggiore Francesco Merone. Appena giunti i carabinieri hanno sentito il cellulare di Vicino che squillava. Era la sua ragazza, preoccupata perché l’uomo non era ancora tornato. La 23enne quando ha sentito che all’altro capo del telefono c’erano i carabinieri ha pensato che il suo fidanzato fosse stato arrestato. Solo nella notte le è stata rivelata la tragica verità. Le indagini sono coordinate dalla dottoressa Maria Antonietta Troncone della direzione distrettuale antimafia di Napoli. Un magistrato che conosce bene il clan Partenio. Clan, che negli anni scorsi, le forse dell’ordine e la dda avevano sgominato. Basti pensare che nella primavera scorsa il tribunale di Avellino ha condannato i suoi componenti a qualcosa come oltre duecento anni di carcere. Ma, forse, tutto questo non è bastato. Ora la domanda alla quale stanno tentando di dare una risposta gli investigatori è perché Salvatore Vicino sia stato ucciso. Secondo molti l’uomo ha pagato per uno sgarro. Forse voleva mettersi in proprio e gestire da solo il fiorente mercato della droga del capoluogo irpino. Per il momento, però, si tratta solo di ipotesi. L’unica cosa cera è che la città dopo questo spettacolare omicidio ha paura.


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