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Venerdì, 9 Gennaio 2009
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ROCCABASCERANA(AV). L’istituto comprensivo ricorda i 15 anni della strage di Capaci.
Sono tanti gli italiani che non potranno mai dimenticare il pomeriggio del 23 maggio del 1992. Edizioni straordinarie di tutti i telegiornali ci avvisarono che un giudice, la moglie, anche lei magistrato, e gli uomini della sua scorta, erano stati fatti saltare in aria, lungo l’autostrada che dall’aeroporto di Pnnta Raisi porta a Palermo. La morte di Giovanni Falcone, così si chiamava quel magistrato, della moglie e degli agenti di polizia, fu un colpo al cuore dello stato. Si erano da poco svolte le elezioni politiche ed i due rami del parlamento, come primo atto, dovevano eleggere il presidente della repubblica ma da alcuni giorni c’era una fase di stallo totale. Gli eterni della prima repubblica non riuscivano a trovare un accordo su un nome. Ma la morte di Falcone diede una scossa improvvisa al paese. La gente era stanca di riti e di privilegi e soprattutto era stanca di vedere morire coloro che difendevano la legalità e le istituzioni dello stato. Ci fu un moto improvviso di sdegno e cominciò una bella stagione civica anche se dopo pochi mesi un altro uomo, un altro magistrato doveva saltare in aria, per attenere i risultati sperati. Quei sacrifici oggi sono stati ricordati dall’istituto comprensivo di Roccabascerana nel corso di un convegno che ha registrato l’intervento di importanti personalità come il questore di Avellino, Rochira, il capo della procura di Ariano Irpino, Barile, l’onorevole Giuditta, l’assessore Mainolfi, il sindaco Testa e tanti altri. Ma, probabilmente, l’intervento più toccante è stato quello del procuratore Barile per il quale la strage di Capaci fu uno spartiacque ed uno stimolo in più per andare avanti.
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