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Venerdì, 9 Gennaio 2009
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AVELLINO. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in visita ad Avellino.
Giorgio Napolitano ha preferito ascoltare con attenzione piuttosto che parlare. Il rigido protocollo non prevedeva un suo intervento e lui lo ha rispettato sino in fondo. Resta, però, l’alto significato della sua visita ad Avellino, la prima volta da presidente della repubblica. Di nuovo una giornata in Campania, la sua regione, la sua terra tanto martoriata da mille emergenze ma anche la patria di Guido Dorso, di un fior di intellettuale che a sessanta anni dalla sua scomparsa mantiene vivo, inalterato il suo pensiero politico. E dovrebbe essere un esempio da imitare per tutti coloro che decidono di fare un percorso politico. Certamente l’Irpinia ed il meridione più in generale non è più afflitto dal problema agrario ma i mali endemici ci sono ancora tutti. Mali endemici che già agli inizi degli anni venti l’avvocato Dorso denunciava e che sono stati ricordati dai relatori che si sono succeduti sul palco del teatro Gesualdo. Innanzitutto il presidente dell’ordine degli avvocati di Avellino, Giovanni De Lucia, poi i saluti istituzionali del primo cittadino, Galasso e della presidente della provincia, De Simone, Entrambi nei loro brevi saluti hanno messo il dito nella piaga, Galasso nell’emergenza rifiuti e la presidente De Simone, nel fenomeno della nuova emigrazione che affligge le nuove generazioni irpine. Poi il professore Federico Biondi ha tracciato un quadro storico di Guido Dorso mentre l’avvocato Famiglietti lo ha ricordato come avvocato. L’onorevole D’Amore, dall’alto dei suoi 92 anni ha, invece, ricordato i tanti colloqui avuti con lui anche per anche questioni professionali. Al senatore Antonio Maccanico, nella sua veste di presidente del centro studi a lui dedicato ed al vice presidente del consiglio superiore della magistratura, Nicola Mancino, il compito di scandagliare il pensiero politico di Dorso. Pensiero che è stato ed è ancora usato da diverse correnti politiche, segno indiscusso di grande attualità. Ed il presidente in platea ha ascoltato tutti con attenzione. Ad accompagnarlo il governatore della Campania, Bassolino e il presidente del consiglio regionale, Lonardo. L’ordine degli avvocati ha anche donato un targa al presidente e a consegnagliela è stata la figlia di Guido Dorso, la signora Elisa, felice che il padre continui a vivere nelle parole e nel pensiero di molti. Napolitano ha ascoltato in silenzio anche se è un profondo conoscitore di Dorso. Chi sa quante volte ne avrà discusso nei suoi anni di studente al liceo Umberto di Napoli con compagni del calibro di Raffaele La Capria, Antonio Ghirelli o Giuseppe Patroni Griffi. E, forse, ha sperato che tutti coloro che sedevano in platea potessero scoprire qualcosa. C’erano tutti i sindaci della nostra provincia, con tanto di fascia tricolore, fascia che spesso hanno usato per questioni localistiche e non per perseguire il bene comune. Probabilmente la lezione di Dorso a loro sarebbe davvero salutare come salutare sarebbe per tanti politici campani che non onorano il loro mandato di parlamentari e di ministri della repubblica. Il presidente del canto suo, dopo una brevissima visita in provincia, si è recato a colazione in prefettura dove ha incontrato anche una rappresentanza dei comitati antidiscarica. Napolitano non dimentica la sua Campania ed continua ad onorare l’istituzione che rappresenta.
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