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BENEVENTO. Il premio Strega per il cinema rende omaggio a Il Gattopardo.
, Mercoledì 6 Giugno 2007 - 12:40.
Sarebbe un’impresa ardua affermare se sia più bello il libro Il Gattopardo di Giuseppe Tommasi di Lampedusa o la versione cinematografica che realizzò a breve distanza dalla pubblicazione Luchino Visconti. Sono entrambi dei capolavori della storia della letteratura e del cinema. Leggendo il libro viene voglia di guardare il film e guardando il film viene voglia di prendere subito in mano il libro. C’è da dire, però, che mentre Tommasi di Lampedusa ebbe bisogno solo della sua straordinaria forma narrativa per realizzare il libro, Luchino Visconti per ricostruire esattamente la Sicilia del  principe di Salina  dovette compiere una vera e propria impresa. Visconti era un perfezionista ed un esteta nel senso più ampio della parola. I suoi collaboratori non erano solo della maestranze di cinecittà ma dei veri e propri maestri artigiani. Basti pensare che la scena del valzer tra don Fabrizio ed Angelica, venne girata alla luce delle candele e tutti coloro che partecipavano alla festa indossarono abiti che il costumista Piero Tosi dovette ricucire esattamente come erano quelli indossati dai nobili siciliani nella seconda metà dell’ottocento. Il risultato è che il Gattopardo è un capolavoro assoluto del cinema mondiale. La magia di quel film straordinario che uscì nelle sale nel 1963 e si avvaleva di un cast di eccezione con attori del calibro di Burt Lancaster, Claudia Cardinale, Alain Delon e Paolo Stoppa, è stata ricostruita nel corso della giornata che l’ente provinciale per il turismo di Benevento dedica al premio strega per il cinema. E si avvalsa di un testimone di eccezione, ossia, del maestro Mario Garbuglia che con Visconti ha lavorato anche per Le Notti Bianche, Rocco e i suoi Fratelli e L ‘Innocente ma ha anche messo a disposizione la sua arte per i più grandi registi italiani ed internazionali. Ma oltre alla straordinaria testimonianza di Garbuglia e alla visione della copia restaurata de Il Gattopardo, l’ept ha fatto molto di più. Ha messo in mostra gli originali abiti di scena del film. La vernissage è stata inscenata  nel chiostro del museo del sannio e tutti gli appassionati di cinema hanno l’occasione di vedere da vicino gli abiti di Angelica, di don Fabrizio, di Tangredi, della principessa di Salina e di altri protagonisti del film. E poi basta chiudere gli occhi e ricordare la scena del valzer quando il principe di Salina invita a ballare  la borghese Angelica che da lì a poco sposerà il nipote Tangredi, sotto gli occhi del fior fiore della nobiltà siciliana. Una scena   magica e che rappresenta, forse, meglio di tutte le altre lo spirito del libro e del film perché è l’immagine di come il potere riesca sempre a sopravvivere a se stesso a fare come dice don Fabrizio che tutto cambi per non cambiare niente. .

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