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Venerdì, 21 Novembre 2008
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MONTESARCHIO(BN). La storia del vaso di Assteas, esposto nel museo nazionale del Sannio Caudino, come un film di Indiana Jones.
Ora, finalmente, lo possiamo ammirare nello splendido museo nazionale del Sannio Caudino a Montesarchio. Probabilmente è uno dei pezzi più pregiati dell’intera esposizione tanto è vero che a lui è stata dedicata una sala intera ma prima di tornare in Valle Caudina, dove era rimasto per più di duemila anni, ha dovuto effettuare mille peripezie tanto che su di lui potrebbe essere scritto il soggetto di un filma di Indiana Jones. Stiamo parlando del vaso di Assteas che raffigura il mito di Europa . Assteas era uno dei ceramisti più importanti della Grecia e della colonie elleniche. A lui principi e sovrani di tutto il mondo che avevano rapporti con la Grecia commissionavano vasi e tripodi che servivano per abbellire abitazioni, templi o palazzi. Della sua arte sono rimasti solo undici esemplari in tutto il mondo ed uno di questi sino a due anni fa si trovava al Getti museum di Malibù a Los Angeles. Uno dei tanti esempi di come le vestigia del nostro passato sono state saccheggiate nel corso del tempo ed ora si trovano lontano dall’Italia. Ma per questo vaso il finale è stato diverso. Da tempo i carabinieri del nucleo tutela e patrimonio stavano cercando delle prove per dimostrare che il vaso era stato trafugato, agli inizi degli anni settanta proprio dalla Valle Caudina. ed era uscito illegalmente dal nostro paese. Un’indagini difficile condotta in prima persona dal tenente colonnello Fernando Musella, comandante di questo speciale reparto dell’arma dei carabinieri. Un’indagine svolta nel sottobosco dei tombaroli e dei trafficanti d’arte che vengono ingaggiati dai collezionisti di tutto il mondo proprio per trafugare reperti di grande importanza storica ed artistica. Ma la tenacia ha premiato le indagini del tenente colonnello Musella. Un giorno, infatti, i carabinieri scoprono la foto di un tombarolo abbracciato al vaso di Assteas. L’uomo aveva ritrovato il tripode in una tomba sannitica di Sant’Agata dei Goti, l’antica Saticula e sapendo l’importanza della scoperta non aveva resistito a farsi immortalare. A questo punto i carabinieri avevano elementi concreti per dimostrare che il pezzo tanto importante era uscito illegalmente dal nostro paese e, quindi, il Getti museum non ha potuto fare altro che restituirlo. Ed ora il vaso si trova a Montesarchio nella sua Valle Caudina ma sino a pochissimo tempo fa è stato esposto al Quirinale per circa tre mesi. Il presidente Napolitano lo aveva voluto per celebrare i cinquanta anni dei trattati di Roma che diedero il via all’Europa unita.
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