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CAMPANIA, Le richieste di rinvio a giudizio della procura di Napoli su i rifiuti, scuotono la politica campana.
, Martedì 31 Luglio 2007 - 18:02.
Una richiesta di rinvio a giudizio non è un verdetto di colpevolezza. Per decidere se si dovrà celebrare un processo dovrà decidere il giudice per le indagini preliminari. In questo caso il gip dovrà vagliare le prove raccolte dalla procura di Napoli su 28 persone, accusate, a vario titolo di truffa aggravata e continuata ai danni dello stato e frode in pubbliche forniture. Tra le 28 persone, per le quali è stato chiesto il rinvio a giudizio, c’è anche il governatore della Campania, Antonio Bassolino. Insieme a lui, i vertici di Impregilio, società affidataria dell’appalto sullo smaltimento dei rifiuti in Campania, ma anche l’ex sub commissario, Giulio Facchi, il vice commissario, Raffaele Vanoli, gli amministratori delegati di Fibe, Armando Cattaneo e Fisia, Roberto Ferrarsi. Insieme a loro tanti e tanti altri. La richiesta di rinvio a giudizio non è una condanna, come non lo sarebbe lo stesso rinvio a giudizio. In questa ore tantissimi attestati di solidarietà sono stati inviata ad Antonio Bassolino. Il centro sinistra si sta stringendo a corte sul suo presidente per invogliarlo ad andare avanti nella sua azione di governo, sicuro della sua completa estranietà ai fatti che gli vengono contestati. Il centro destra, invece, non manca di sottolineare che Bassolino, essendo stato commissario straordinario per l’emergenza rifiuti dal 2000 al 2004, qualcosa su questa vicenda la dovrà pure sapere. Ma, al di là del teatrino della politica che non si smentisce mai, c’è qualcosa che non viene sottolineato in questa storia. L’iniziativa della magistratura partenopea è importante per una serie di motivi. Per anni siamo stati sommersi dai rifiuti e sembrava che nessuno avesse responsabilità in questa storia. Le montagne di immondizia per strada, i roghi dei cassonetti, la puzza, la paura di malattie,la tragica e vergognosa cartolina che abbiamo inviato al mondo, per un lungo periodo, sono apparse come una sorta di catastrofe naturale. L’emergenza era vista come un terremoto o un maremoto contro i quali nessuno poteva fare niente. Ed, invece, la procura di Napoli, ha raccolto prove documenti e indizi, che formano un castello accusatorio, teso a dimostrare che in tutto quello che abbiamo subito non c’era nulla di naturale. C’era la solita smania di guadagno dell’uomo per la quale si è pronti a calpestare tutto e tutti. L’emergenza rifiuti dura nella nostra regione da oltre tredici anni. Il prezzo pagato sino ad ora è altissimo, non solo in termini economici, ma anche per quel che riguarda l’avvelenamento di aria, acqua e suolo. Probabilmente tra qualche anno vedremo i risultati degli scempi ambientali che sono stati effettuati dal 1994 sino ad oggi. Ma ora, finalmente, la magistratura si è mossa, Il gip dovrà decidere sulla richiesta di rinvio a giudizio. In caso positivo ci sarà il processo con tre gradi di giudizio e solo al termine potremo dire chi è colpevole o meno, Ma, probabilmente, già da oggi siamo in grado di stabilire che tutto quello che è successo è una catastrofe ma non naturale. E’ una catastrofe che si è verificata sulla nostra pelle ma è stata dettata dall’avidità. Tutti innocenti, quindi, fino a prova contraria ma sembra che la procura di Napoli di queste prove ne abbia raccolte davvero tante.

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