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GIUSTIZIA: MAGISTRATI, AZIONI CONTRO RIFORMA ORDINAMENTO
, Martedì 30 Ottobre 2007 - 19:32.
Non escludono clamorose azioni giudiziarie nei confronti del ministero della Giustizia ed anche del Csm e per il momento segnalano quello che definiscono "un allarmante segnale destinato ad aggravare la patologia di cui soffre la giustizia in Italia rispetto al quale ognuno per la propria parte di competenza è chiamato a dare delle risposte". Magistrati inquirenti e giudicanti, una quarantina giunti da tutte le regioni ad Ariano Irpino (Avellino) su invito del procuratore capo, Amato Barile, mettono in guardia dalle conseguenze "nefaste" derivanti dalla applicazione della legge 111 che, nell'ambito della riforma dell'ordinamento giudiziario approvata definitivamente dalla Camera dei Deputati nell'ottobre del 2006, ha disposto un limite massimo di tempo (otto anni per gli inquirenti) per la permanenza dei magistrati al vertice dell'ufficio. Alla luce delle nuove disposizioni, tra il 28 gennaio e il 31 luglio del prossimo anno, saranno 140 i magistrati destinati a decadere dall'incarico ma non essendo stata prevista alcuna disciplina transitoria, dicono i magistrati, sarà praticamente impossibile garantire il normale e corretto funzionamento delle attività giurisdizionali. Secondo i magistrati riunitisi ad Ariano Irpino (Avellino), tra cui i procuratori di Torino, Marcello Maddalena; di Perugia, Nicola Miriani; di Marsala, Angelo Antonino Suto, ma anche il presidente del tribunale di Como e i vertici delle procure di Puglia, Calabria e Sicilia, per fronteggiare l'inevitabile situazione di emergenza destinata a sconvolgere gli uffici destinati alla turnazione appare sufficiente l'azione svolta dal Csm. Per provvedere alla sostituzione dei dirigenti degli uffici, l'organo di autogoverno dei giudici ha pubblicato l'elenco degli uffici sottoposti a turnazione con l'obbligo da parte dei magistrati interessati di richiedere al Csm un parere attitudinale per il conferimento dell'incarico direttivo richiesto. L'assemblea dei magistrati, attraverso un comunicato firmato dai procuratori Maddalena e Barile, ha fatto proprie le critiche contenute nei deliberati del direttivo dell'Anm a quelle parti della riforma che "per l'inadeguatezza delle soluzioni adottate non offrirebbero il necessario contributo al miglioramento dell'efficienza della giurisdizione" e la richiesta di un "serrato confronto" con il ministero della Giustizia.

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