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AVELLINO - ULTIMO RUGGITO DELLA “PANTERA ROSA”: I CARABINIERI ARRESTANO ANCHE L’ULTIMO COMPLICE DELLA RETE DI TRAFFICANTI CON A CAPO UNA GIOVANE DONNA
, Venerdì 30 Novembre 2007 - 13:29.
I Carabinieri di Avellino hanno definitivamente smantellato la rete di spacciatori di droga che riforniva di eroina, cocaina ed hashish gran parte della Provincia di Avellino. Con un Ordinanza di Custodia Cautelate emessa su Proposta della Procura della Repubblica per i Minori di Napoli, anche l’ultimo dei complici della rete di spacciatori è finito in carcere. Il giovane, M.G.A. dell’88, che all’epoca dei fatti era minorenne, è ora nel centro di prima accoglienza di Napoli e dovrà rispondere degli stessi reati per cui erano finiti già in carcere i suoi complici.
Ricordiamo infatti che l’organizzazione, abilmente gestita da una giovane donna di Montoro Superiore (AV), creava un flusso costante tra le grandi basi di spaccio del napoletano e gli acquirenti irpini, con ricavati superiori al 300% del costo d’acquisto delle sostanze.
Le indagini iniziate nel 2006 e durate più di un anno consentirono di identificare dieci persone ben organizzate e con compiti ben delineati che, dal napoletano introducevano in irpinia le sostanze stupefacenti per immetterle sul mercato locale. L’operazione costantemente seguita e diretta dalla Procura di Avellino nella persona del Procuratore Capo Dott. Mario Aristide Romano e del Sostituto Procuratore Dott.ssa Marialuisa Buono, ha costituito un importante punto di svolta nel contrasto al traffico di sostanze stupefacenti nell’avellinese. L’attività svolta dagli inquirenti ha infatti portato alla luce una rete organizzata su schemi aziendali ove l’obiettivo principale è l’interesse economico perseguito in tutti i modi possibili, e non più pertanto i singoli pusher spesso tossicodipendenti che agivano per conto proprio con ricavati molto marginali.
La giovane ventiquattrenne, che è risultata per i comportamenti tenuti e per la capacità  organizzativa dimostrata, l’indiscusso leader del gruppo, non aveva scrupoli nel cercare di mantenere alto il profitto dell’organizzazione ricorrendo anche a spedizioni punitive ed atti intimidatori allorquando la sicurezza della consorteria era messa in pericolo. Tanto è vero che un giovane tossicodipendente su disposizione del capo “in rosa” venne violentemente picchiato, minacciato ed abbandonato in aperta montagna per aver rivelato qualche informazioni sulle modalità di acquisto della droga ai carabinieri. La violenza, sollecitata dalla spregiudicatezza e condita con il desiderio di arricchirsi, spingeva il gruppo ad utilizzare per i propri traffici anche ragazzi minorenni allettandoli con l’effimero gusto del facile guadagno.
Nonostante i vari accorgimenti utilizzati dagli indagati per celare i loro movimenti ed i loro traffici, i carabinieri sono riusciti comunque a decifrare le varie frasi in codice (“caffè”, “cd”, “trippa bianca” etc.) intercettando e documentando pertanto numerosi scambi.
Le indagini condotte attraverso l’utilizzo di strumentazione tecnica ma soprattutto di lunghi ed estenuanti pedinamenti ed appiattimenti, hanno permesso di ricostruire anche il flusso delle sostanze stupefacenti che entravano nella provincia. Ancora una volta il punto principale di approvvigionamento si è riconfermato la provincia partenopea con prezzi di vendita delle dosi di tre/quattro volte inferiori a quelli praticati dagli spacciatori irpini. L’organizzazione infatti una volta acquistata la droga sul mercato napoletano moltiplicava le dosi con “il taglio” e raddoppiava il prezzo per dose ottenendone pertanto un ingente ricavato.
La rete seppur non direttamente legata alla criminalità organizzata, per le modalità di organizzazione e la vicinanza ad alcuni soggetti ritenuti vicini ai clan, aveva acquisito comunque una certa territorializzazione che cercava di mantenere opponendosi anche con l’uso della forza ad eventuali tentativi di concorrenza. Il punto di partenza degli inquirenti è stato infatti proprio una pluripregiudicata di Avellino che da sempre è ritenuta vicini ad un clan locale, la quale prima del suo arresto avvenuto nel febbraio del 2006 a causa di un residuo di pena, ha lasciato la propria eredità criminale e  spazio di azione alla ventiquattrenne che, grazie alle sue capacità ha saputo emergere ed affermarsi come punto di riferimento per gli acquirenti.
Con l’arresto di oggi si può dire che il cerchio intorno agli spacciatori si è chiuso in quanto anche il più fido dei collaboratori della giovane ventiquattrenne capo della banda è stato assicurato alla giustizia. Il giovane negli ultimi mesi si era allontanato dalla Provincia di Avellino e viveva con alcuni parenti vicino Catania ma i Carabinieri di Avellino grazie anche al preziosissimo aiuto di quelli della Compagnia Carabinieri di Gravina (CT), lo hanno intercettato e bloccato per condurlo a Napoli.

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