Sabato, 10 Gennaio 2009

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BENEVENTO. Sen.Viespoli (AN):il Protocollo sul welfare penalizza l’Italia reale che produce e crea occupazione.
, Sabato 22 Dicembre 2007 - 10:15.
«Il governo Prodi è debole con i forti e forte con i deboli. Lo è attraverso la Finanziaria e anche attraverso il provvedimento che recepisce il Protocollo sul welfare». E’ quanto ha affermato il senatore Pasquale Viespoli, intervenendo a nome del gruppo di Alleanza Nazionale nelle dichiarazioni di voto sulla fiducia chiesta dal Governo sul Disegno di legge 1903 (Norme di attuazione del protocollo del 23 luglio 2007 su previdenza, lavoro e competitività)
«Esprimo il rammarico – ha proseguito Viespoli nell’aula di Palazzo Madama – di chi crede nella capacità di confrontare diverse opzioni politico-culturali e diversi modelli. Su un tema fondamentale, direi determinante, per la vita delle persone, qual è il sistema del welfare, si è impedito di poter esprimere questo confronto perché si è determinata una condizione voluta dal Governo, dalla fragilità e dalle contraddizioni della maggioranza che ha reso impossibile il confronto di merito sulle questioni.
 
Avremmo, invece, potuto affermare in quest'Aula  che alcuni elementi di quel Protocollo e della normativa che lo traduce sono sostanzialmente positivi, come l’aver aumentato e rimodulato l'indennità di disoccupazione. In realtà, avete agito in continuità con il Governo Berlusconi, perché noi abbiamo iniziato l'intervento e voi continuate in quella direzione.
È chiarissimo, ed era chiaro fin dall'inizio, quale sarebbe stato il punto di compromesso al ribasso che voi avreste realizzato attraverso il confronto interno alla maggioranza e alle parti sociali. Era chiaro che voi sareste intervenuti con una spolveratina sul contratto a chiamata e sullo staff leasing. Ma non avete avuto né la forza, né la possibilità di stravolgere l'impianto della legge Biagi. Se aveste avuto la responsabilità istituzionale, in realtà avreste dovuto continuare, questa la proposta alternativa del centro‑destra, lungo l'iter riformista disegnato dal Libro bianco sul mercato del lavoro. Dovevate continuare, dopo la riforma del mercato del lavoro, che certo poteva essere migliorata, ma doveva essere completata lungo l'iter indicato, attraverso lo Statuto dei lavori; dovevate continuare attraverso le nuove tutele; dovevate continuare affrontando il tema della democrazia economica e della partecipazione.
 
Voi avete costruito un protocollo che non ha né piena legittimità sociale, né piena legittimità politica, ed avete lasciato irrisolto il vero nodo, ossia il nodo delle nuove tutele, degli ammortizzatori sociali e della vera lotta al precariato. Questo è il problema del Protocollo.
Avete scelto di dare priorità alla questione previdenziale ed avete accantonato la questione salariale. Pur di ottenere il risultato ideologico del superamento del cosiddetto scalone Maroni, non vi siete posti il problema di aiutare la famiglia, i salariati e gli stipendiati a scalare il caro vita! Questo è il modello di concertazione con i vecchi soggetti sociali, quelli che hanno rappresentato il blocco di rappresentanza sociale del dopoguerra italiano.
 
C'è invece un'altra società italiana, un'altra rappresentatività. Voi avete chiuso un protocollo con quattro sindacati e Confindustria, importanti soggetti sociali di grande rilievo e di grande significato, ma voi avete diviso il mondo del lavoro con quella concertazione, e avete continuato a fare la concertazione escludente, cioè avete escluso i piccoli, gli autonomi, il commercio, il terziario, i servizi, ossia l'Italia reale, l'Italia che produce, l'Italia che lavora, l'Italia che crea occupazione, l'Italia che sarà il blocco sociale che vi manderà a casa».
 

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