Sabato, 10 Gennaio 2009

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CERVINARA(AV). L’elettrodotto e le occasioni perdute per fermarlo.
, Venerdì 26 Gennaio 2007 - 17:31.
Domani pomeriggio a Cervinara, a partire dalle ore 16 e 30 è in programma un consiglio comunale straordinario, aperto alla cittadinanza, per discutere sulla vicenda dell’elettrodotto Matera Santa Sofia di Maddoloni che entrerà in funzione giovedì primo febbraio. Verranno discusse forme di lotte, probabilmente un po’ tardive per tentare di bloccare questo colosso che servirà all’Enel per esportare energia in Grecia e che, però, in diversi comuni della Valle Caudina e non solo, passa letteralmente sulla testa dei cittadini. Per far capire meglio la situazione e visto che il Tgsei ha sempre seguito le vicende e le lotte contro l’installazione dell’elettrodotto ci permettiamo di fornire una sorta di cronistoria anche per rinfrescare la memoria ai difensori del territorio dell’ultima ora che non mancano mai. La storia è lunga venti anni. Risale, infatti, al lontano1987 la richiesta che l’Enel fece pervenire a tutti i comuni per chiedere il permesso di far passare i giganteschi piloni nel loro territorio. Ebbene, tutti gli amministratori di tutti i comuni, compresi Cervinara, San Martino Valle Caudina, Pannarano, Roccabascerana e via di seguito, diedero la loro autorizzazione. Dopo si disse che sindaci ed assessori non avevano capito la portata dell’opera ed i pericoli che essa comportava ma del senno del poi sono piene le fosse e l’autorizzazione fu firmata ed acquisita agli atti dell’Enel. Purtroppo da queste parti la politica, di qualsiasi colore essa sia,  non è stata mai lungimirante. Il fatto, comunque, all’epoca passò sotto silenzio, Della vicenda si cominciò a parlare intorno al 1994 quando l’Enel cominciò ad issare i primi piloni. Fu visionato il tracciato e si capì che quei fili che trasporteranno la corrente per 380 mila volt sarebbero passati sulle nostre teste e ci sarebbero potuti essere danni alla salute di tutti. Da quel momento cominciò una forte mobilitazione, amministratori, associazioni, cittadini, studenti, tutti in piazza a protestare, ma l’Enel, che all’epoca era ancora pubblica e presieduta da Chicco Testa dell’allora  Pds, era tranquilla perché aveva in mano tanto di autorizzazione. Le protese e le manifestazioni, infatti, piano piano persero vigore ma avvenne un fatto che i furbi dirigenti delle società elettrica non potevano calcolare. Proprio nel  1994, la giunta regionale presieduta, dal compianto, Giovanni Grasso, decise di perimetrare e, quindi, varare il parco regionale del Partenio, ossia, Cervinara, San Martino e tanti altri comuni della zona, facevano parte di un territorio protetto per legge e, quindi, era impensabile che potesse ospitare un’opera a così alto tasso ambientale. Se le cose fossero rimaste così, l’Enel avrebbe potuto al massimo interrare i fili o scegliere un altro percorso. Per una volta sembrava davvero che il nostro territorio e la nostra salute avessero trovati dei difensori. Ma sarebbe stato troppo bello per essere vero. Il parco, oltre che dei benefici, portava con se dei vincoli e così, qualche anno dopo nel 1997, il comune di Cervinara decise di alzare il territorio dell’area protetta a 800 metri,. In questo modo  diede via libera all’Enel che, però, restava bloccata a San Martino Valle Caudina perché nel paese confinante si decise di scommettere sino in fondo sul parco e non fu toccata l’altitudine. Pensate un piccole paese di poco più di cinquemila abitante che teneva in scacco un colosso. Sembrava la storia di Davide contro Golia, tanto è vero che l’Enel tentò di accordarsi con San Martino ma non ci fu nulla da fare. Sembrava davvero troppo bello per essere vero ed, infatti, la fiaba non durò. Nel 1999,l’allora presidente della giunta regionale della Campania, Andrea Losco, diede il permesso all’Enel di attraversare il parco regionale del Partenio, mettendo una pietra tombale su tutte le speranze che si erano accumulate sino ad allora. Comunque nonostante questo la lotta di San Martino non finì con il provvedimento di Losco continuò perché là dove era previsto di alzare i piloni, era una di quelle zone a rischio idrogeologico a causa della frana del dicembre del 1999. Ed allora il sindaco di allora, Franco Cocuzza, emise un provvedimento che fece scalpore impedendo alla ditta incaricata dall’Enel di raggiungere quella zona con auto o camion. Purtroppo la ditta non si arrese e portò il materiale che serviva a dorso di mulo. E così la lotta contro l’elettrodotto lasciò la Valle per spostarsi in Basilicata dove è durata sino a pochi mesi fa. Ma alla fine anche in Lucania la battaglia è stata persa. Domani, quindi, tutti coloro che prenderanno parte al consiglio farebbero bene a tenere a mente e ricordare tutti questi passaggi e a pensare a quante occasioni sono state perse per fermare questa sorta di eco mostro.


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