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Lunedì, 1 Dicembre 2008
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CAMPANIA. Presentato il rapporto Unioncamere 2006.
In Campania, nel 2006, molte imprese (circa 1/3 di quelle interviste su un campione di 1.200) hanno realizzato investimenti, ricorrendo prevalentemente all'autofinanziamento. Molte famiglie (oltre il 50% delle 1.200 interpellate) hanno effettuato spese importanti. Ma prevale ancora, tuttavia, un clima di sfiducia che potrebbe preludere a una ricaduta negativa del sistema economico regionale nel 2007.Il tasso di disoccupazione è passato dal 14,9% del 2005 al 14,1% nei primi sei mesi del 2006. E sono in ripresa le esportazioni che, nel 2006, hanno registrato in Campania una crescita del 4,8% rispetto al -1,7% del 2005. Ma le aspettative degli imprenditori sulla situazione dell'impresa, le intenzioni ad assumere e a investire sono scese ai minimi triennali. Basso il consenso nei confronti del Governo (che passa dal 101.1% del 2005 a 68,9% nel 2006) e della Regione (da 99,7% a 72,8%). Abbastanza positivo, invece, il giudizio nei confronti delle Camere di Commercio anche se in lieve calo (da 135,2% a 131,4%). Maggiore sfiducia nel settore delle costruzioni. Sul giudizio pesano soprattutto lo stato delle infrastrutture e dell’ambiente. Sono questi alcuni dei dati che emergono dal rapporto Unioncamere Campania sulle prospettive economiche per il 2007, realizzato in collaborazione con Prometeia e presentato stamattina presso la Camera di Commercio di Napoli. «Sono dati che segnalano la necessità di lavorare per restituire fiducia alle imprese, altrimenti non si va da nessuna parte. – ha dichiarato Dario Scalella - Presidente Confapi Campania – Le ultime “vicissitudini” che hanno riguardato il Governo riducono il livello di affidabilità nelle Istituzioni e d è necessario trovare presto una quadra. Su base regionale buoni segnali vengono dall’impostazione dei documenti per la Programmazione 2007-2013. Si evince la volontà di far tesoro degli errori del passato, concentrando le risorse, individuando meglio le priorità, rilanciando la concertazione. Dai dati Unioncamere, tuttavia, emergono difficoltà fin troppo note per le imprese. Come l’eccessivo ricorso all’autofinanziamento o comunque ai prestiti a breve termine. È un segnale di debolezza strutturale. È necessario attivare strumenti che favoriscano gli investimenti. Come la legge bancaria. Una norma che mira a favorire nella gestione delle tesorerie pubbliche e di altri fondi pubblici le banche che sono più trasparenti, investono di più e sono più presenti sul territorio. Un meccanismo a costo zero che, per favorire gli investimenti introduce elementi di competitività tra gli istituti di credito. Una norma già votata dalla Giunta Regionale e che attende da mesi di essere portata in consiglio per dare il via definitivo a una sperimentazione che gioverebbe alle imprese e a tutto il territorio. La domanda che poniamo alla Regione è: dov’è finita la legge bancaria?» *** Le Ultime Notizie in Attualità |