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Lunedì, 1 Dicembre 2008
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CERVINARA(AV). La Pro Loco Angelo Renna accende i riflettori sul brigantaggio.
Una guerra spietata e sanguinaria, condotta senza esclusioni di colpi da una parte e dall’altra. Viene liquidato con il termine Brigantaggio uno dei periodi più oscuri della storia del giovane stato italiano. Un periodo che dura almeno dieci anni e che vedrà l’esercito piemontese impegnato in una vera e propria repressione contro bande composite di guerriglieri che scorrazzarono nel meridione. Furono chiamati briganti ma erano qualcosa in più di semplici tagliagole o di banditi da strada. Quelle bande erano composte da fuoriusciti dell’esercito borbonico che era stato sciolto con l’innesto di contadini e di pastori che vessati da nuove tasse, preferirono darsi alla macchia e restare fedeli al re Francesco di Borbone e alla chiesa. Intendiamoci, durante il regno della due Sicilie, la loro vita non era meno grama ma l’arrivo di Garibaldi aveva acceso in quelle masse una speranza di riscatto. Avevano creduto che, finalmente, le terre potessero essere distribuite a coloro che si spaccavano la schiena per farle fruttare e questo avrebbe migliorato la loro vita e quella dei loro figli. Ma i baroni dei Borboni nel giro di pochi mesi diventarono i notabili dei Savoia e, come narra giustamente, Giuseppe Tommsi di Lampedusa nel suo Gattopardo, tutto cambia per non cambiare niente. E così la delusione si trasformò in ribellione. La retorica risorgimentale ha trasformato quel periodo e quel movimento come qualcosa di oscuro e di banditesco. La retorica neoborbonica, invece, lo ha fatto diventare una grande epopea di popolo e di vera e propria resistenza. Come al solito la verità sta nel mezzo e c’è da dire che storiografia solo da poco tempo sta una giusta chiave di lettura a quel fenomeno. La storia ufficiale lo aveva semplicemente rimossa. Bisognerà attendere l’analisi di Antonio Gramsci per cominciare a fare veramente i conti con quel passato. Quel fenomeno riguardò molto da vicino anche Cervinara e la Valle Caudina. Gli anfratti del Partenio e del Taburno fornirono ai ribelli dei nascondigli ideali per le loro scorribande. Sino a pochi anni fa, gli anziani raccontavano ancora, con paura, le gesta dei briganti che nelle gole di Arpaia riuscirono a riportare un’incredibile vittoria contro l’esercito sabaudo. Ma quelle persone furono anche gli autori di omicidi efferati come quello del sindaco di Cervinara, Donato Pagnozzi, e di padre Viscosi. E, dal canto loro, i Savoia risposero a muso duro costringendo, grazie alla legge Pica, che aveva i caratteri dell’eccezionalità, come una vera e propria legge di guerra, i contadini a smettere di aiutare quelle bande di fuorilegge. La Pro Loco di Cervinara, nello scorso fine settimana, ha tentato con una serie di iniziative di riaccendere i riflettori su quel periodo storico che interessò la nostra Valle Caudina. La Pro Loco è intitolata ad Angelo Renna il quale diede vita da un romanzo, Terra di Briganti che rappresenta una prima ricostruzione anche se romanzata di quel periodo scevro da retorica.
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