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ITALIA. Nonostante il maltempo, grande partecipazione dei fedeli ai riti del venerdì santo.
, Venerdì 21 Marzo 2008 - 18:39.
E’ il giorno della Passione e della Morte di Gesù Cristo. E’ il giorno del dolore e del silenzio. Le campane hanno smesso di suonare subito dopo la cena in messa domini e torneranno a fare sentire i loro rintocchi solo durante la veglia pasquale quando Gesù avrà sconfitto la morte e sarà risorto dai morti. Il venerdì santo è l’unico giorno in cui la chiesa cattolica non celebra l’eucarestia proprio come simbolo del profondo dolore che scuote ogni cristiano. Ed è anche una giornata particolare dal punto di vista del sentire collettivo perché in tutte le parrocchie, anche se in forma diversa, in queste ore sono stati rivissuti gli ultimi momenti della vita di Cristo. Sono rappresentazione frammiste tra sacro e profano che, comunque, vedono una partecipazione corale. In ogni chiesa ed in ogni parrocchia vengono organizzate processioni e vie crucis viventi e tutte hanno come tema centrali i fatti avvenuti a Gerusalemme, il giorno prima della Pasqua ebraica, nell’anno 33 dell’era cristiana. Probabilmente il processo, la condanna, la flagellazione, la via verso il calvario, la crocifissione e la morte di Gesù, sono le scene maggiormente rappresentate in tutto il mondo, da sempre, ma puntualmente ogni anno commuovono ed inducono alla riflessione. Il fedele o lo spettatore partecipa ad una vera e propria catarsi, assistendo a quei momenti come se fossero veri, come se stessero accadendo davvero davanti ai propri occhi. Non è esagerato dire che proprio in questa giornata le parole del vangelo diventano vive. E’ lo scandalo della morte del figlio di Dio che si ripete e che colpisce dritto al cuore. Pensare che Gesù decide di morire come un uomo, tra mille tormenti, inchiodato ad una croce, è un fatto che sconvolge e sconvolgerà sempre. Dio nella proprio onnipotenza, con un semplice gesto, avrebbe potuto distruggere tutti quelli che volevano mettere a morte suo figlio. Invece non lo fa. Perché tutto si compia, quell’uomo deve morire, soffrendo tra mille tormenti. Lo stesso Gesù inchiodato alla croce invoca il padre pensando che lo abbia abbandonato. Ed è, forse, l’invocazione più struggente di tutto il Vangelo perché è la richiesta di aiuto di un figlio verso il padre. Ma auel sacrifico è necessario per salvare l’umanità con un atto di amore, un atto di amore infinito e per questo scandaloso. Ed in questa giornata quei momenti tornano in mente e, forse, per qualche ora ci sentiamo veramente coinvolti in quella grande vicenda. Il dolore del venerdì santo è vero ed è collettivo, Le rappresentazioni in chiesa o per le strade servono proprio a rendere ancora più forte quella partecipazione. Il dolore è vero e collettivo ed è sopportabile solo al pensiero che quell’uomo sulla croce sconfiggerà la morte e risorgerà. E da allora in poi , quel legno, quella croce, è divenuto un simbolo di speranza , di riscatto e di amore che non tramonterà mai. . .

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