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Venerdì, 21 Novembre 2008
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IRPINIA. Continua la faida tra demitiani e democratici.
Ed ora cosa succederà in Irpinia? La provincia è stata commissariata ma non finisce qui. Quella che è diventata una vera e propria guerra tra bande rischia di innescare un meccanismo domino anche sugli altri enti intermedi. Ma andiamo con ordine. Tra i popolari verso l’unione di centro ed il partito democratico si è aperto un solco che sta diventando una voragine. I consiglieri provinciali demitiani si sono dimessi insieme a quelli del centro destra ed hanno mandato a casa Alberta De Simone. Precedentemente i sindaci del partito democratico avevano sfiduciato il presidente dell’Alto Calore servizi spa anche egli vicino al leader di Nusco. Ed ancor prima, sempre i demitiani avevano votato contro al bilancio presentato dal sindaco di Avellino, Pino Galasso, che era stato approvato con un sol voto mentre il pd aveva li aveva estromessi dal governo di alcuni comuni, come ad esempio, quello di San Martino Valle Caudina. E’ difficile dire chi abbia cominciato ma la cosa certa è che nessuno dei due contendenti si è sottratto a questa vera e propria faida. Faida che ora continuerà perché i demitinai ricoprono ancora dei posti di potere negli enti, cosiddetti intermedi della provincia di Avellino, ed i democratici tenteranno di scalzarli senza pietà. Su sei comunità montane, in cui è suddiviso il territorio irpino, quattro sono in mano a presidenti che hanno seguito il leader di Nusco. In più, l’Asi, è guidata da Pietro Foglia, che è stato fianco a fianco di De Mita, nella scorsa campagna elettorale. In queste ora i dirigenti del pd sono con gli statuti in mano per capire il modo più rapido per mandare a casa anche queste persone. In questo modo, però, si apre per questa provincia una vacatio di potere e di guida senza precedente in un momento in cui, invece, i territori avrebbero bisogno di guide sicure. Ma oramai la famosa classe dirigente irpina, in grado di anticipare i movimenti politici nazionali, è solo il fantasma di se stessa. E’ una metafora abusata ma mentre il titanici sta andando incontro all’iceberg a bordo si continua a ballare.
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