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Venerdì, 22 Agosto 2008
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ITALIA. Cala progressivamente il numero di lettori di libri.
In Italia si legge poco e si legge anche meno rispetto ad un piccolo trend positivo che pure si era registrato dal 1999 al 2006. Ed è inutile sottolineare che le nuove tecnologie come, ad esempio internet, abbiano soppiantato il supporto cartaceo perché le altre nazioni europee, con maggiore dinamismo economico, hanno visto aumentare i lettori di libri soprattutto tra i giovani. I dati preoccupanti sono stati resi noti dall’associazione italiani editori che si appresta a celebrare gli stati generali del libro, il prossimo primo e due ottobre. E se le cose vanno male per il nostro paese al sud, come al solito, vanno ancora peggio. Nel meridione ed in Campania diminuiscono il numero dei lettori tra le giovani generazioni e sembra perdersi anche quella aurea da intellettuali che in passato abbiamo pur avuto. Sembra proprio che dove si lavora di più si legga anche di più . In Inghilterra, in Francia,in Germania ed anche in Spagna, i lettori tra i 20 ed i 29 anni aumentato in maniere progressiva da noi, invece, il numero cala anno per anno. E così, anche grazie alla lettura dei libri, i ragazzi degli altri paesi europei dimostrano di avere una marcia in più rispetto ai loro coetanei italiani. I dati presentati dall’associazione italiana editore vanno presagire per l’Italia un futuro da paese del terzo mondo. Il trend si avvicina sempre di più ai paesi poveri che a quelli ricchi. E’ un problema culturale ma anche strutturale. I prezzi di copertina sono alti ma la scuola e la famiglia fanno poco, spesso niente, per promuovere la lettura. Nell’Europa progredita, le scuole spendono più di venti euro all’anno per studente per l’acquisto di libri per le proprie biblioteche. In Italia se ne spendono tre all’anno ma tanti studenti non sanno neanche che nei loro istituti ci sono delle biblioteche. Se in famiglia non c’è neanche un genitore lettore non si può pensare che i propri figli acquistino volumi. I dati inducono ad una seria riflessione gli operatori culturali e politici perché il nostro paese rischia una desertificazione intellettuale. Più di venti anni fa venne coniato lo slogan, almeno un libro per promuovere la lettura, questo slogan oggi è quanto mai di attualità.
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