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AVELLINO. Monta la polemica tra De Mita e Mancino sulla crisi degli enti locali irpini.
, Lunedì 25 Agosto 2008 - 19:12.
La politica divide e frantuma amicizie e rapporti consolidati. Sino a cinque mesi fa pensare ad un disaccordo tra Ciriaco De Mita e Nicola Mancino sarebbe stato come parlare di fantascienza. Eppure anche per questa “coppia di fatto” della politica irpina ed italiana è arrivato il momento del lungo addio ed anche delle parole grosse. Delle schermaglie c’erano state già subito dopo le elezioni del 13 e del 14 aprile scorso. Ciriaco De Mita non è stato eletto al senato nelle fila dell’Udc e subito dopo la tornata elettorale le persone che gli erano rimaste fedeli ed avevano lasciato per lui il partito democratico chiedevano una rappresentanza politica negli enti dove risultavano eletti. Praticamente si era deciso di restare fedeli al mandato elettorale e di sostenere le giunte di centro sinistra ma si chiedevano dei nuovi equilibri. Ma la sintesi politica non aveva accontentato i demitiani che avevano aperto le ostilità al comune capoluogo e alla provincia. A palazzo di cittò, Galasso era riuscito a restare in sella anche e a vedersi approvare il bilancio anche se per uno solo voto. A palazzo Caracciolo per la presidente De Simone, invece, le cose erano andate male tanto è vero che si era arrivati allo scioglimento. E già in quella occasione De Mita aveva insinuato che l’accordo non c’era stato perché Nicola Mancino aveva voluto in giunta una sua concittadina. L’accusa era stato subito rispedita al mittente. Mancino aveva fatto sapere che lui da vice presidente del consiglio superiore della magistratura non si occupava più di politica per rispetto del ruolo che ricopriva. Ma l’assassino torna sempre sul luogo del delitto e così ieri De Mita, intervistato pubblicamente a Sturno dal direttore de Il Corriere del Mezzogiorno, Marco De Marco, aveva sottolineato che l’accordo al comune di Avellino non s’era fatto anche se Mancino aveva dato ampie rassicurazioni. In più, l’ex presidente del consiglio, aveva sottolineato che molti suoi amici avevano famiglia e, quindi, non avevano avuto il coraggio di lasciare il pd anche se non d’accordo con il partito. Dopo poche ore non si è fatta attendere la risposta del vice presidente del CSM. Mancino ricorda che l’ultima volta che ha parlato con De Mita è stato quando subito dopo le elezioni lo ha telefonato per esprimergli il suo dispiacere per la mancata elezione. Successivamente nel suo studio di Avellino ha ricevuto il primo cittadino Galasso al quale aveva consigliato di non rompere con i demitiani e, quasi, contemporaneamente Tosato e Petracca, due demitiani, ai quali fece la stessa raccomandazione. Cosa sia avvenuto dopo, dice ancora Mancino, lo devono spiegare Galasso e lo stesso De Mita. Infine, ricorda al suo antico amico che lui non si interessa più di politica locale perché non ha famiglia e per vincolo istituzionale.

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