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CAMPANIA. Il taglio alle comunità montane mette a rischio lo sviluppo di alcuni territori.
, Giovedì 4 Settembre 2008 - 11:55.
Il sedici settembre è una data importantissima per le comunità montane della Campania.. In consiglio regionale si comincerà ad esaminare la legge che deve essere adeguata, in breve tempo, a quella nazionale che prevede una drastico ridimensionamento degli enti montani. Il dispositivo nazionale, sulla carta, è figlio di un principio sacrosanto. Quello, ossia, di evitare sperperi o gli alti costi della politica. In questo modo sono stati previsti ridimensionamenti sostanziali degli organismi di rappresentanza, come presidente, giunta e numero dei consiglieri dell’assemblea generale. Nell’ottica dei tagli rientra anche il ridimensionamento del numero dei comuni che possono far parte di questi enti. Altra cosa sacrosanta, visto che di alcune comunità montane, facevano parte paesi che praticamente sono sul livello del mare. Insomma il principio generale dei tagli è giustissimo ma, come spesso, succede in questi casi, invece, di intervenire chirurgicamente e valutare con oculatezza caso per caso si agisce con l’accetta. E’ il caso della comunità montana del Partenio e di quella Valle Lauro Baianese. Entrambe si trovano in provincia di Avellino ed ora corrono il serio rischio di essere accorpate in un unico ente. A lanciare l’allarme da tempo è il presidente della Partenio, Palerio Abate. Quello di Abate è davvero un singolare destino perché la sua non è una difesa di ufficio della poltrona. E’ stato eletto nel 2002, la prima volta e poi confermato una seconda.Il suo mandato, attualmente, è in prorogatio ma lui, per varie vicissitudini politiche, non aspira ad essere riconfermato. Intanto la sua è l’unica voce che sta avvertendo del pericolo. Anche se fanno parte della stessa provincia, Il Partenio ed il Vallo Lauro Baianese, sono due zone completamente diverse e soprattutto distanti. Per un cittadino del Partenio o della Valle Caudina, infatti, sarebbe più semplice arrivare a Roma che in uno dei comuni dell’altro versante. Senza contare, come sottolinea Abate, che la regione Campania, ha disegnato i sistemi territoriali di sviluppo sul modello del territorio delle comunità montane. Questo significa che i tanti piccoli comuni messi insieme diventano delle macroaree per intercettare i fondi di sviluppo europeo 2007/2013. Praticamente si tende a creare dei servizi in comune per evitare la frammentazione o, peggio, l’inutilizzazione dei fondi. Ma quali servizi si possono creare con una zona diversa e distante?. Insomma il problema è serio ma tranne il presidente Abate sembra che non interessi praticamente a nessuno. Come, al solito, la politica su questo argomento è assente e sono soprattutto assenti i rappresentanti territoriali, come i consiglieri regionali irpini ed sindaci che dovrebbero essere quelli maggiormente interessati a trovare una soluzione razionale.

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