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Giovedì, 20 Novembre 2008
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AVELLINO. PADRE VITTIMA INNOCENTE FAIDA, INDENNITA’ A MOGLIE BOSS
Lei è la moglie di un boss ma alla sua famiglia è stata riconosciuta un'indennità anticamorra complessiva di oltre 200mila euro e un vitalizio di 1.033 euro mensili. Adriana Graziano, 34 anni, incensurata, è sposata con il boss della camorra Adriano Graziano, detto "o professoré, esponente del clan Graziano che si è scontrato con il clan Cava per il controllo delle attività illecite nel Vallo di Lauro. Ad Adriana Graziano, alla madre, alla sorella e al fratello, sono stati elargiti 203mila euro complessivi oltre al vitalizio di 1.033 euro perché familiari di vittime del terrorismo e della criminalità organizzata. Antonio Graziano, incensurato, padre di Adriana, fu ucciso nel 2004 da un commando del clan Cava per una vendetta trasversale. L'uomo fu ucciso, insieme ad un nipote anche egli incensurato, in un agguato a San Paolo Belsito, nel napoletano, per vendicare la strage di tre donne ammazzate il 26 maggio del 2001. Graziano e il nipote, Francesco, di 32 anni, morto anche lui, erano incensurati ma furono scelti dai sicari in quanto bersagli facili da raggiungere rispetto ad altri esponenti della famiglia da anni in guerra con il clan Cava nel territorio del comune di Quindici (Avellino). La vicenda ha suscitato scalpore. Il prefetto di Avellino, Ennio Blasco, ha però detto che "bisognerebbe leggere gli atti per capire i termini della questione che probabilmente, fermo restando l'incredibilità che suscita nella pubblica opinione, potrebbe rivelarsi perfettamente lineare". Il prefetto ha poi precisato che sul fronte anticamorra, le forze dell'ordine lavorano "con abnegazione totale e pieno spirito di collaborazione. Proprio grazie a questa sinergia è stato possibile in questi anni, e soprattutto negli ultimi mesi, cogliere sul campo importanti risultati che di fatto hanno colpito al cuore i due clan". La faida tra le famiglie Cava e Graziano ha contato nel corso degli ultimi decenni numerosi morti. Una "guerra", combattuta per il controllo delle attività illecite, tra due famiglie in un territorio sostanzialmente tranquillo, quello del Vallo di Lauro, che segna il confine tra le province di Napoli ed Avellino. I due clan, però, sono stati anche decimati dai numerosi arresti compiuti ciclicamente da polizia e carabinieri. Un lungo lavoro di intelligence sempre ostacolato da un clima di forte omertà. Tra le azioni più clamorose quella avvenuta appunto la sera del 26 maggio di sei anni fa quando furono uccise tre donne che stavano a bordo della stessa vettura. Una tregua apparente tra le due famiglie è stata siglata subito dopo il 1998, quando sono state avviate le prime opere di consolidamento dopo la drammatica alluvione del 5 maggio dello stesso anno. Poi la guerra è riesplosa nel 2000: diverse le vittime innocenti, tra cui parenti incensurati, colpevoli solo di avere lo stesso cognome dei capi clan, come nel caso di Antonio e Francesco Graziano.
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