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Venerdì, 12 Marzo 2010
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IRPINIA. Domani, 23 novembre, ricorre il 28esimo anniversario del terremoto.
Era domenica anche quel 23 novembre di 28 anni fa, una data che non si potrà mai dimenticare perché fu il giorno più nero della storia dell ’Irpinia, fu il giorno che cambiò profondamente questa provincia e buona parte della Campania. Il terremoto arrivò all’improvviso quando oramai il giorno di festa era quasi finito e si pensava alla nuova settimana. In televisione davano la sintesi di una partita di serie A ed era l’unica gara che si poteva vedere nelle nostre case. Ma all’improvviso la terrà tremò e niente fu più come prima. Le case crollarono come quinte di cartapesta, interi paesi furono rasi al suolo, migliaia di persone morirono e gli altri restarono all’addiaccio. La furia della natura si era portato via tutto anche la speranza. Ma gli irpini sono un popolo fiero e scavarono per giorni a mani nude tra le macerie e solo un moto di sdegno di Sandro Pertini riuscì a portare dei soccorsi seri in quelle terre. Sant’Angelo dei Lombardi, Lioni, Calitri, Conza della Campania e tantissimi altri, praticamente, non esistevano più. Arrivarono prime le tende, poi le roulotte ed, infine, i famosi prefabbricati pesanti che sono rimasti sino a pochissimi anni fa. Poi prese il via la ricostruzione ma la zona dell’epicentro cominciò per magia ad allargarsi e città e paesi che non centravano nulla che non avevano avuto danni e neanche morti da piangere, attinsero a quei soldi che, invece, dovevano essere stanziati solo per i paesi dell’Alta Irpinia e della Basilicata. Venne coniato il termine Irpiniagate, per uno scandalo che di irpino non aveva nulla e solo pochi anni fa, l’allora presidente della camera Pierferdinando Casini restituì a questa provincia l’onore perduto. Ma per tornare al 23 novembre del 1980, era, certamente, una domenica diversa da come le conosciamo oggi. Il decennio era appena cominciato e gli anni ottanta non erano per niente rampanti soprattutto per i paesi dell’entroterra campano. Paesi poverissimi che si raggiungevano con delle mulattiere e che basavano la loro economia solo su i frutti della terra. Industrializzazione era una parola che nessuna aveva mai sentito pronunciare oppure riguardava altre zone dell’Italia che i figli di quei paesi avevano raggiunto per lavorare nelle fabbriche. La provincia di Avellino era una terra di emigranti, terra di gente che partiva non solo verso il nord ma anche verso gli Stati Uniti, il Canada, la Germania, la Svizzera e la Francia. L’Avellino giocava in serie A ed era quello l’unico primato, insieme a quello politico, di una provincia fatta di gente fiera ma costretta a girare il mondo per assicurare un avvenire diverso ai propri figli. E’ molto difficile spiegare ai ragazzi di oggi che pur vivono in questa terra cosa era l’Irpinia 28 anni fa, da allora sembra essere passata una vera e propria era geologica. Ed è anche impossibile far capire il ritardo nei soccorsi ed il fatto che, praticamente, il concetto di Protezione civile in Italia, è stato inventato proprio in quei giorni perché prima non esisteva. Furono giorni terribili, nel corso dei quali si intrecciarono storie drammatiche e di tanta umanità. Gli irpini piangevano i loro morti e scavavano tra le macerie . Lo stato, per un periodo li lasciò da soli, ma non gli italiani. Da tutte le regioni arrivarono soccorritori ed aiuti, innestando un grande operazione di solidarietà di cui solo gli italiani sono capaci. Ancora oggi a 28 anni di distanza quei volti amici sono stampati nella memoria. E soprattutto nella memoria di chi c’era, restano incancellabili quei maledetti secondi di una domenica sera che assesteranno un colpo mortale a questa terra.
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