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Sabato, 4 Luglio 2009
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MONTESARCHIO(BN). Attesa per l’autopsia sul corpo di Maria Ferola, la 68enne sbranata dai cani.
Si svolgerà domani, presso la sala morgue dell’ospedale Rummo di Benevento, l’autopsia sul corpo di Maria Ferola. Si tratta della 68ene di Montesarchio trovata priva di vita , ieri mattina, a venti metri dalla sua abitazione, l’ultima prima di arrivare al castello di Montesarchio. L’autopsia dovrebbe confermare che la pensionata è stata sbranata da uno o più cani randagi che si aggirano numerosi in quella zona. Il corpo della donna, infatti, presentava l’orecchio sinistro mozzato, il volto devastato dai morsi ed una profonda ferita al polpaccio destro. E nei dintorni della piccola abitazione c’era tanto sangue. Probabilmente Maria Ferola avrà tentato di sottrarsi all’attacco assassino ma non ci è riuscita. La donna era claudicante e portava con se un manico di scopa che usava come bastone. Da piccola le avevano amputato il braccio sinistro dopo che un maiale l’aveva preso a morsi. Una vicenda umana segnata dalla ferocia degli animale. Eppure la pensionata viveva da sola per sua decisione. Aveva l’assistenza domiciliare e sono stati proprio loro ieri s scoprire il cadavere della 68enne. Poco lontano dall’abitazione, i carabinieri hanno rinvenuto tre cuccioli di cani, forse, potrebbe essere stata la madre ad attaccare la donna per proteggere i piccoli. La morte di Maria Ferola ha fatto tornare alla mente quella del piccolo Mattia Maddalena avvenuta a Circello il quattro ottobre scorso. Anche il bambini fu sbranato dai cani. Ed il randagismo continua ad essere un grave problema per le comunità circondate da campagne. Padroni snaturati, si stufano di possedere dei cani, arrivano dalle città e li abbandonano dove possono. Non capendo che quelle bestie quando tornano allo stato brado potrebbero essere un pericolo. Il comune di Montesarchio spende centomila euro l’anno per contrastare questo fenomeno. Una somma importante per un bilancio comunale ma, a quanto sembra, non sufficiente, per evitare tragedie come quella di Maria Ferola. .
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