38 anni dopo quella tragica giornata del 23 Novembre.

Gli anni che passano non affievoliscono i ricordi. Chi c’era in quella malanotte del 23 novembre del 1980, non potrà mai scordare. Domani saranno passati 38 anni da quando un sisma del decimo grado della scala Mercalli, 6,9 della scala Richter, sconvolse un’area vastissima, con epicentro Teora, Castelnuovo di Conza, Conza Della Campania. I morti furono 2914, una vera e propria ecatombe, senza contare che la furia della natura si abbatté su un territorio poverissimo,radendo al suolo tantissimi paesi. Il patrimonio edilizio, in alcuni comuni, fui, completamente, azzerato, sembrava davvero che quelle terre, che l’Irpinia non si sarebbero mai più risollevate. I soccorsi furono lentissimi, arrivarono dopo giorni, anche perché alcune strade erano solo mulattiere che furono distrutte e soprattutto in quanto, non esisteva allora alcun concetto di Protezione Civile. Solo dopo il sisma dell’Irpinia, grazie a Giuseppe Zamberletti fu realizzata una nuova e pià moderna mappa dell’emergenza. Dopo quasi 40 anni, la ricostruzione è stata, quasi completamente completata. Mancano ancora degli interventi che non sono stati messi a punto per le solite pastoie burocratiche ed anche per un pregiudizio forte che, negli anni scorsi, si è materializzato contro la ricostruzione sopratutto in provincia di Avellino. Si parlò, infatti, di Irpiniagate, anche per colpire Ciriaco De Mita, figlio di Nusco, altro paese raso al suolo dal terremoto, ma nella metà degli anni ottanta uomo più potente della Democrazia Cristiana. Oltre alla ricostruzione, si immaginò una via di sviluppo per quelle terre. La parole d’ordine era portare l’industria in montagna. Purtroppo, quelle opportunità, quei finanziamenti a fondo perduto fecero calare dal nord .imprenditori senza scrupolo che dopo aver intascato i soldi, chiusero le fabbriche e portarono via i macchinari, pagati dallo stato. Di quelle aziende ne sono rimaste davvero poche, anche se , la più importante, ossia, la Fca, continua ad essere la locomotiva dell’industria irpina. Quella fabbrica da ancora lavoro a quasi tremila persone ed è fondamentale per l’indotto. Nonostante il dramma, la paura, il dolore e lo sconforto, in quei giorni, gli irpini si rimboccarono le mani e cercarono di darsi da fare. Dall’estero tornarono tantissimi emigranti per vedere rinascere le loro comunità. Ci riuscirono, ci volle tempo, ma ci riuscirono. Oggi, la maggior parte di quelle case nuove si stanno svuotando. I ragazzi tornano ad andare via, i paesi diventano dei deserti, popolati da ombre, Quello che non è riuscito al terremoto, distruggere una comunità, lo stanno facendo la crisi economica e la recessione.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.