50 anni fa l’ultima notte di vita di Padre Pio di mons.Pasquale Maria Mainolfi

In questo 2018 ricorrono sia il centenario delle stimmate sia il 50° del beato transito di San Pio da Pietrelcina. Il prossimo 17 marzo la visita di Papa Francesco a Piana Romana e San Giovanni Rotondo rende ancora più intensa la celebrazione del duplice evento. E’ stato Padre Pellegrino da Sant’Elia a Pianisi a tramandare alla storia la descrizione dell’ultima notte di vita dello stimmatizzato sannita. Una narrazione piena di semplicità e candore, tanto simile ai Fioretti di San Francesco. Padre Pio passava quasi tutte le notti sulla poltrona, in preghiera, si metteva a letto per pochissimo tempo, non più di due ore. Non lasciava mai la corona del santo Rosario. Quando Padre Pellegrino fingeva di strappargliela dalle mani, lui reagiva con grande forza. Prima delle tre si alzava per prepararsi alla santa Messa. Avvicinandosi l’ora della Messa cominciava ripetutamente a domandare l’ora. Quell’ultima notte aveva gli occhi arrossati e pieni di lacrime. A mezzanotte ha cominciato a tremare come un bambino preso da paura e terrore. Poi ha chiesto: «Guagliò, hai detto la Messa?». Il confratello ha risposto «E’ troppo presto!». E lui: «Mbè! Stamattina la dirai per me!». Ha chiesto di confessarsi. E poi: «Chiedi perdono ai confratelli dei fastidi che ho dato e chiedi una preghiera per l’anima mia ai confratelli e ai figli spirituali». Ha voluto rinnovare la professione religiosa. Sembrava avesse un appuntamento e portava fretta. Un vero combattimento spirituale: il Signore gli chiedeva di rimanere ancora in vita, lui invece desiderava andarsene il Paradiso. E’ la stessa esperienza del “Cupio dissolvi et esse cum Christo” di San Paolo. All’una la lotta è terminata. Si è alzato, sciacquato la faccia e pettinato, quattro passi nel corridoio, si è affacciato alla loggia, è ritornato nella cella, si è adagiato sulla poltrona, è diventato pallido, poi un sudore freddo sulla fronte, le labbra son diventate livide, ha guardato la foto di mamma Peppa e della Madonna di Pietrelcina, ed ha cominciato a ripetere: «Gesù, Maria», senza rispondere più. Padre Pellegrino ha chiamato i confratelli e il dottor Sala di Casa Sollievo della Sofferenza, una iniezione senza effetto, il respiro sempre più lento, arrivano il dottor Gusso e il dottor Scarale, Padre Paolo da San Giovanni Rotondo si affretta a somministrargli l’Unzione degli infermi, alle due e trentuno minuti di lunedì 23 settembre 1968 Padre Pio china la testa verso sinistra: «Consummatum est». Il trapasso più dolce e sereno che si possa immaginare. Le stimmate scompaiono completamente. Senza accorgersene molti confratelli cappuccini hanno vissuto accanto a Padre Pio un’avventura meravigliosa. La ricognizione del Corpo con le piaghe del Signore completamente scomparse, accurata documentazione fotografica, il ritorno delle carni allo stato d’origine, rivestito del saio e della stola sacerdotale, bello e solenne anche nella morte, stringe tra le mani il Crocifisso, la Regola francescana e la corona del Rosario, frati, medici e parenti in lacrime, alle sei i rintocchi funebri, la folla accalcata in piazza e chiusa nel dolore, una squadriglia di aerei del vicino campo militare passa rombando sopra il convento, alle otto la salma è trasportata in chiesa, la gente piange, hanno inizio le celebrazioni delle Messe dall’altare maggiore agli altari laterali, la radio trasmette la notizia, una imponente fiumana di gente, i negozi del paese chiusi in segno di lutto, dopo quattro giorni, il 26 settembre il corteo funebre per le vie del paese, il Rosario commentato dallo scienziato e figlio spirituale Enrico Medi, alle 18.30, 24 sacerdoti concelebrano col Padre Generale dei cappuccini Clemente da Wisslingen, assistono i vescovi di Manfredonia e di Foggia, i discorsi ufficiali, alle 20.30 la tumulazione del feretro nella cripta in forma privata. I fedeli si disperdono lentamente nella notte. Le campane di Pietrelcina, suo paese natìo, all’annunzio dell’avvenimento, anziché suonare a morto, hanno suonato a gloria per tutta la giornata. Dopo quattro giorni di trionfale esposizione dinanzi ai fedeli, Mons. Cunial, Amministratore apostolico di Manfredonia, anziché intonare l’inno liturgico “Libera me Domine” ha cantato il “Benedictus”: «Benedetto il Signore, Dio d’Israele, perché ha visitato e redento il suo popolo…». Davvero attraverso Padre Pio da Pietrelcina Dio è passato ancora tra gli uomini. Dopo 50 anni dalla morte il Santo di Pietrelcina è vivo e presente in mezzo a noi!

Mons. Pasquale Maria Mainolfi

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