61/o anniversario della tragedia di Marcinelle. Tra i morti anche il cervinarese Antonio Sacco

Erano le 8.10 dell’8 agosto 1956 quando a Marcinelle, in Belgio, scoppiò l’inferno. A quasi un chilometro sotto terra, dove estraevano carbone a ciclo continuo, in quel momento c’erano 275 minatori. La miniera del Bois du Cazier, di proprietà statale, prese fuoco e solo 13 si salvarono. In 262, di dodici diverse nazionalità, morirono. Più della metà erano italiani: 136, emigrati in Belgio da tutta la Penisola in cerca di lavoro, vi trovarono la morte. Un carrello, di quelli che i minatori usavano per trasportare il carbone, fu la causa della strage. Complice un malinteso tra chi era nel sottosuolo e i manovratori in superficie, uno dei carrelli si blocco’ nel montacarichi del pozzo del Bois du Cazier, privo di sistemi di prevenzione, provocando la rottura di un condotto di olio sotto pressione e di alcuni cavi elettrici che fece scattare un’esplosione e l’incendio che si propagò rapidamente a tutta la miniera. Nessuna possibilità di scampo per gli uomini al lavoro: intrappolati dal fuoco e soffocati dall’ossido di carbonio, morirono tra i 975 ed i 1.035 metri di profondità. La miniera era priva di uscite di sicurezza ed i soccorsi non furono all’altezza. Solo 15 giorni dopo, il 23 agosto, una squadra riuscì ad entrare nel pozzo. Chi ne uscì spezzò le illusioni con due parole: “Tutti cadaveri”. I minatori in Belgio erano chiamati ‘musi neri’, a causa della polvere di carbone che ricopriva i loro volti. Erano poverissimi e vivevano in baracche che pochi anni prima avevano ospitato i prigionieri sovietici dei lager tedeschi e poi, dopo la sconfitta, gli stessi prigionieri tedeschi. Dall’Italia ne arrivarono nel dopoguerra 140.000, grazie anche ad un accordo uomo-carbone tra i governi: l’Italia inviava mille minatori a settimana in cambio di 200 chili di carbone al giorno per emigrato. Attualmente a Marcinelle le vecchie strutture della miniera, fatte di mattoncini rossi, sono state restaurate, a futura memoria. L’ultimo dei 13 superstiti che erano stati riportati fuori vivi dalla miniera e’ morto nel 2007. Ricordiamo che in quella tragedia perse la vita anche Antonio Sacco un giovane partito da Cervinara in cerca di fortuna e che in quella miniera trovo’ la morte. Ad Antonio Sacco è intitolata la sala consiliare di Cervinara.

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