A proposito di Protezione Civile in Valle Caudina. Riceviamo e pubblichiamo.

In questi giorni le drammatiche immagini provenienti dalle aree terremotate del centro Italia ci fanno ricordare che il servizio di protezione civile – soprattutto nei piccoli centri – è di vitale importanza al verificarsi di calamità naturali quali terremoti, incendi, inondazioni, frane, forti nevicate. Ora, al di là delle polemiche che servono a poco, ci piace ricordare ai nostri politici il dettato normativo che è il seguente: “…Il Sindaco è autorità di protezione civile. …”.
Questo principio, dettato dall’articolo 15 della Legge fondamentale della protezione civile (Legge 24 febbraio 1992 n. 225), nella sua essenzialità, identifica in modo preciso e “definitivo” la figura del responsabile (per il proprio territorio) di tutte le attività in questa materia complessa.
Lo stesso articolo prosegue delineando la traccia fondamentale relativamente alle competenze dello stesso e specifica che: “Al verificarsi dell’emergenza nell’ambito del territorio comunale, il sindaco assume la direzione e il coordinamento dei servizi di soccorso e di assistenza alle popolazioni colpite e provvede agli interventi necessari…”. Il citato articolo, al primo comma, prevede inoltre, nell’ambito dell’autonomia degli Enti locali, la possibilità, per i singoli Comuni, di dotarsi una specifica “struttura” di protezione civile che coadiuvi il Sindaco nei suoi compiti di “autorità di Protezione civile”. Infine, ma non certo per ultimo, occorre rilevare come sia specifico obbligo di legge “…informare le popolazioni di situazioni di pericolo o comunque connesse con esigenze di protezione civile….” (Art. 36 decreto del Presidente della Repubblica 6 febbraio 1981 n. 66) e come, tali attribuzioni, siano compito specifico del Sindaco, come stabilito dall’art. 12 della Legge 3 agosto 1999 n. 265. E’ quindi evidente che non si può prescindere da una corretta, adeguata e diffusa informazione sulle problematiche di protezione civile; è prioritario informare la popolazione sui rischi a cui è esposta e sulle corrette attivazioni. L’informazione come un “impegno morale” che la pubblica amministrazione ha nei confronti della cittadinanza e come adempimento ad uno specifico obbligo legislativo…….. Orbene, fatta questa doverosa premessa dovremmo chiederci il perché in un area ad altissimo rischio quale la Valle Caudina, il servizio di protezione civile, inteso come primo ed immediato soccorso alle popolazioni locali è pressochè inesistente. Si, amici cari, inesistente, perché non basta indossare una casacchina rifrangente, munirsi di paletta segnaletica rigorosamente riposta nel sottopancia, aiutare la polizia locale a disciplinare il traffico e fare bella mostra nelle feste e sagre paesane, magari con un bel panino in mano. No amici cari, questa non è protezione civile, questa è altra cosa! Entrando nei nostri paesi vorremmo vedere ben visibile quella segnaletica di colore verde che ci indica i punti di raccolta in caso di calamità, vorremmo sapere quali sono le strutture antisismiche nelle quali recarsi in caso di necessità, conoscere per tempo i posti per l’elisoccorso e soprattutto sapere localmente, chi chiamare in caso di urgenza. E’ chiaro che tutto questo avviene mediante l’informazione alla popolazione. A cosa serve munirsi di un piano di protezione civile – redatto da qualche tecnico lautamente ricompensato – se poi la popolazione non conosce le norme di comportamento che dovrà adottare? Ed i Sindaci, che la Legge individua come i responsabili di tale settore, sono a conoscenza dei loro compiti e delle loro attribuzioni? Mi auguro che questa riflessione serva a stimolare chi è preposto a tale delicato compito, a mettere in pratica tutto ciò che la Legge in materia prevede.

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