A Roma c’è la camorra.

Oggi alle ore 12 si è concluso il processo denominato “camorra capitale”, afferente ad una inchiesta parallela all’altro processo denominato “mafia capitale”. Sessantuno furono le persone raggiunte dall’ordinanza di custodia cautelare. Al vertice della associazione un campano, Pagnozzi Domenico, trasferitosi a Roma nell’anno 2000, il quale avrebbe a lui sottomesso anche il potente gruppo dei Casamonica. Era lui al comando sia della associazione di stampo mafioso sia di una vastissima associazione dedita al narcotraffico. Numerosissimi i reati contestati sia in materia di droga sia in materia di delitti contro il patrimonio. Trattasi di una mega inchiesta, con un fascicolo delle indagini da circa 120 mila pagine, con milioni di intercettazioni effettuate. Le indagini furono condotte da tre Pubblici Ministeri della direzione distrettuale di Roma – dott. ri Cascini, Di Taranto, Minisci. L’istruttoria dibattimentale è stata senza precedenti per la giustizia capitolina: quasi 100 udienze dibattimentali, svoltesi con la cadenza anche di tre udienze settimanali. Il maggior numero di reati erano proprio contestati a Pagnozzi Domenico, ben 14, tutti gravissimi. Il Tribunale penale di Roma – V sezione – presidente dott.ssa Bonaventura, con a latere le dott.sse Venneri e D’Alessandro, all’esito della lunghissima istruttoria dibattimentale, ha condiviso, seppur con qualche eccezione, le richieste dei pubblici ministeri ed ha affermato che nella città di Roma è stato esportato il sistema camorra. Sono stati condannati tutti gli imputati ad eccezione di Del Bello Thomas, Gallo Andrea, Livi Danilo, Paolini Massimo, Rotilio Mauro e Scatena Mariano. Vi sono stati, poi, alcuni imputati che seppur condannati a pene pesanti, sono stati assolti da numerosissimi reati a loro attribuiti, quale ad esempio Pagnozzi Domenico, assolto dalla metà dei reati che gli erano stati contestati e per i quali sino ad ieri era stata ritenuta nei suoi confronti la gravità indiziaria. Vi è anche da registrare che per alcuni imputati il Tribunale ha addirittura elevato le richieste formulate dalla pubblica accusa, quali ad esempio Calì Antonino. La condanna più elevata pari ad anni 30 di reclusione è stata inflitta al boss e vertice della cupola Pagnozzi Domenico, a Colagrande Massimiliano ed a Calì Antonino.
Tra le condanne più elevate si registrano anni 21 e mesi 6 a Pittaccio Marco, a anni 20 e mesi 4 a De Rosa Marco e Fedeli Stefano ed anni 20 a Celano Claudio. La condanna ad anni 30 di Pagnozzi Domenico è frutto del ruolo di vertice indiscusso nonché determinata dall’essere soggetto recidivo, reiterato ed infraquinquennale. Va allo stesso modo rilevato che con la lettura del dispositivo il Tribunale di Roma, in parziale accoglimento delle richieste formulate dai difensori di Pagnozzi Domenico, avvocati Dario Vannetiello e Saverio Campana, ha assolto Pagnozzi da 7 dei 14 reati a lui contestati, così letteralmente dimezzando le accuse a lui mosse nella inchiesta che tanto clamore mediatico ha sortito.
Infatti, Pagnozzi risulta essere stato assolto da 4 episodi di estorsione aggravati dal metodo mafioso, nonché da due imputazioni di riciclaggio parimenti aggravato dal fine di agevolare la cosca mafiosa, nonché da un reato di falso avente le medesime sopracitate finalità. Tra gli episodi di estorsione dai quali Pagnozzi è stato assolto con la formula per il fatto non sussiste vi è quello ai danni di un esercizio commerciale romano denominato “4 jolly”, unico episodio estorsivo in cui era coinvolto l’imprenditore Cavaiuolo Salvatore, assoluzione che ha inevitabilmente portato alla assoluzione del predetto anche dal reato di concorso esterno alla associazione e, quindi, anche il venir meno della misura degli arresti domiciliari a cui Cavaiuolo era sottoposto.
Tali consistenti assoluzioni, seppur non hanno impedito per ora la condanna ad anni 30, finiscono per rendere meno difficile il compito alla difesa del boss nei successivi gradi di giudizio.
Continua la storia giudiziaria di Pagnozzi Domenico e del suo clan, caratterizzata negli ultimi decenni da impressionanti condanne e da altrettanto clamorose assoluzioni.

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