Abbagnara Mariano non può essere per ora ritenuto un camorrista

E’ approdato presso la Suprema Corte il processo a carico di Mariano Abbagnara, detto “faccia janca”, ritenuto, nonostante la sua giovanissima età, elemento di spicco del gruppo di fuoco dei “Fraulella”, ovvero il clan D’Amico, operante nella roccaforte del Rione Conocal di Ponticelli ed in lotta sul territorio con l’avverso clan dei De Micco. Il baby boss è divenuto celebre grazie alla sua testimonianza in “Robinù”, il film documentario di Michele Santoro, presentato in anteprima al festival del cinema di Venezia. All’intervistatore che gli chiedeva della sua vita, il giovane non aveva remore a raccontare dell’indissolubile rapporto che lo legava al micidiale mitragliatore “Kalashnikov”: “quando tenevo o kalash in braccio mi sentivo o padrone”. L’emozione dell’ abbraccio con il mitragliatore da parte di Abbagnara è descritto in una scena del film e viene dal baby boss paragonato all’abbraccio della nota show-girl Belen Rodriguez. La prima sezione della Corte di Cassazione, presieduta dal dott. Massimo Vecchio, ha ritenuto di dover accogliere in pieno le pregevoli argomentazioni difensive scritte dall’Avv. Dario Vannetiello e sostenute in aula dall’Avv. Saverio Campana, annullando con rinvio ed in toto la ordinanza emessa dal Tribunale del Riesame.
Nel corso del nuovo giudizio occorrerà verificare se sussistono o meno i presupposti per ritenere il baby-boss già un vero camorrista e se competente a decidere è l’autorità giudiziaria ordinaria, o quella del Tribunale dei minorenni come diffusamente sostenuto dalla difesa.

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