“Ad Avellino c’è una deriva giustizialista”.

Tribunale-AvellinoAlessandro Sammarco e Claudio Barbato, i difensori dei due dipendenti del Comune di Avellino arrestati nell’ambito dello scandalo sull’assegnazione degli alloggi popolari della città capoluogo, e Gaetano Aufiero, presidente della Camera Penale Irpina, puntano il dito contro il modus operandi della Procura di Avellino in occasione dei provvedimenti eseguiti dalla Questura di Avellino lo scorso 16 e 17 ottobre a Milano e nel Sannio nei confronti dei due indagati. A distanza di dieci giorni dalla conferenza stampa convocata dal capo della Procura avellinese Rosario Cantelmo sui due fermi e alla luce delle avvenute scarcerazioni dei due indagati, il massimo rappresentante dei penalisti di Avellino ha inteso così replicare a quanto accaduto, precisando subito: “Non abbiamo aperto le ostilità con la Procura – ha detto Aufiero nel corso della contro conferenza stampa convocata nel pomeriggio al Tribunale di Avellino – ma abbiamo ragionato sul da farsi, ovvero abbiamo scelto di prendere una posizione di fronte ad una deriva giustizialista dettata dai provvedimenti adottati dalla Procura nei due casi di specie”. Pur non entrando mai nel merito delle due singole vicende, Aufiero ha spiegato: “Ne facciamo una questione di civiltà. Taluni provvedimenti sono giustificati solo se sussiste il concreto pericolo di fuga che in questo non caso non c’era. Il pm avrebbe dovuto fare richiesta all’ufficio Gip competente, che qui ad Avellino è molto competente e non dipende dall’ufficio di Procura, ma si è deciso per il decreto di fermo”. Ancora, Aufiero parla di unicum rispetto al caso Avellino: “Ho ascoltato le parole di Cantelmo in conferenza stampa – ha continuato Aufiero – Se è vero che Avellino è una realtà criminale che non si fa mancare nulla, questo non legittima pericolose derive giustizialiste. Non si può anticipare la privazione della libertà personale. Con questo – precisa Aufiero – non si vuole censurare l’ufficio di Procura ma il provvedimento adottato”. Più duro Sammarco nel commentare il provvedimento adottato dalla Procura: “La custodia in carcere deve rappresentare l’extrema ratio. Al mio cliente è stato contestato il pericolo di fuga, quindi arrestato, quando egli era con la moglie all’Expo e non a Dubai. Il giudice di Milano che è incompetente territorialmente ha potuto solo valutare se ricorrevano i requisiti di urgenza o meno, non entrando quindi nel merito”. Ma Sammarco dice di più: “Qui l’errore è fisiologico ma il vero problema è avere o meno a cuore il tema della libertà. Ecco perchè chiederò formalmente alla Procura di avere impegno anche in favore degli indagati. Sul punto, l’abusivo intervistato dalla stampa locale (che denunciò lo scambio della mazzetta da 2700 euro per le chiavi di un alloggio pubblico, ndr) ha riferito in quella sede cose diverse e incongrue da quelle riferite in sede di interrogatorio, elementi che hanno inficiato e non poco l’attendibilità del provvedimento del pm”.

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