Ad un mese dalla scomparsa lettera di un amico ad Umberto Monetti.

In ricordo di un amico.
Ho aspettato qualche tempo prima di scrivere queste riflessioni sulla morte di un mio amico.
L’ emotività del momento mi avrebbe probabilmente preso la mano facendomi correre il rischio di essere ampolloso e retorico, come usa farsi quando si parla in memoria; avrei corso il rischio di pronunciare frasi fatte ed ad effetto, ma sono sicuro che non era questo quello che tu avresti desiderato; la commozione mi avrebbe reso difficile il parlare, perché il pianto avrebbe preso il sopravvento.
Non voglio parlare dei tanti momenti vissuti insieme; i ricordi sono tanti : il calcio, la politica, il tempo libero, il circolo, le partite alla radio, come dice quella vecchia canzone, la tua laurea, la mia laurea; il tuo matrimonio, il mio matrimonio, tuo figlio, i miei figli. Posso dire che ci siamo voluti bene, dividendoci sul tifo, la tua Juve il mio Napoli. Far partire la pellicola della nostra amicizia ci porterebbe a rivedere i sogni e le speranze della nostra gioventù e di una generazione, sogni e speranze che tu eri riuscito a realizzare partendo da condizioni non facili. Hai attraversato il tuo tempo a mani e piedi nudi, ma il tuo temperamento volitivo, unito ad una intelligenza non comune, ti ha fatto diventare un uomo serio ed un professionista affermato. Hai amato la tua professione di medico, come forse nessun altro, avevi una preparazione immensa unita ad una profonda umanità; non per adularti, tanto non mi senti, credo che tu sia stato una delle più belle intelligenze che il nostro paese abbia prodotto; credo che chiunque conosca la tua storia, non può che prenderti ad esempio, ed in un mondo a volte futile ed effimero, con tanti protagonisti improvvisati, tu puoi essere sicuramente annoverato tra quelli da imitare. Eri orgoglioso mai ambizioso; mi piaceva soprattutto quel tuo spirito quasi fancilullesco tutte le volte in cui si faceva qualcosa, fosse una gita o una serata a cinema o teatro o un pranzo tra amici.La malattia ti ha portato via troppo presto a me ed a tutti i tuoi amici, privandoci di altro tempo che avremmo dovuto trascorrere insieme. Nell’ ultimo periodo, che sono stato fortunato a condividere per una frequenza quasi giornaliera, sopportando l’ atroce malattia, non ti ho visto mai arrabbiato con la vita, eri ritornato a rituffarti nelle tue amate letture, preferendo i classici latini, che ti divertivi a tradurre impeccabilmente, così come quando eri il brillante studente del Liceo di Airola. Eri sereno, cosciente del tuo destino, ti facevano stare beni i ricordi trascorsi a S. Potito ed i ricordi delle tue squadre di calcio, come allenatore e come giocatore, amavi ricordare soprattutto l’ epopea del vittorioso campionato, a cui aveva dato un grosso contributo il tuo piede mancino. Ad Anna, tuo amore segreto e realizzato, un pensioro affettuoso a Francesco dico che deve essere fiero del padre che ha avuto. Spero che, come dicono i credenti, vita mutatur non tollitur (vedi che è servito il ripasso del latino). Ora non so più cosa dire. Una cosa è certa : ci mancherai.
Ciao Umberto

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