Alto Calore, decisione rinviata di altri 10 giorni.

Altri 10 giorni per valutare ulteriormente le due ipotesi in campo: da una parte, la percorribilità di un prestito da 50 milioni con Cassa depositi e prestiti per fronteggiare i 140 milioni di debiti; dall’altra, il piano di concordato in continuità riproposto dal Governo. Nulla di fatto dunque dal tavolo di confronto svoltosi questa mattina in Provincia con tutti i rappresentanti istituzionali per risollevare le sorti di Alto Calore. Il presidente Michelangelo Ciarcia, ha illustrato la sua relazione sui conti dell’azienda. Ha provato a dimostrare, numeri alla mano, che Alto Calore ha ridotto lo squilibrio mensile fino da 800.000 a 300.000 euro al mese, e che con i correttivi sulle reti e sui costi dell’energia, il segno può tornare positivo e il prestito sarebbe sostenibile. Ma non è bastato a convincere il sottosegretario all’Interno, Carlo Sibilia: «Mi sembra – ha dichiarato – che l’esposizione di Ciarcia sia la sagra del condizionale. A questo tavolo – evidenzia – non c’è Cassa depositi e prestiti. E in ogni caso, una eventuale richiesta di intervento la vedo molto complicata». Ciarcia, su proposta di Bonavitacola, e del numero uno della Provincia, Domenico Biancrdi, proverà comunque ad avviare le richieste per il prestito. Ma è chiaro che l’iniziativa è decisamente debole. E torna con forza l’ipotesi di una ricapitalizzazione dei comuni soci. Ma anche qui, Avellino ha subito frenato: «Se Cdp non finanzia, noi non siamo in grado di fronteggiare la nostra quota da 5 milioni».

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