Alto Calore Servizi è in grado di soddisfare le esigenze dei comuni serviti?

La siccità da sola, non può essere l’unico elemento giustificativo, di un disservizio continuo che, ora si profila, come interruzione di pubblico servizio. La linea di demarcazione è molto sottile, ma, probabilmente, se il disservizio è continuo è l’acqua è un servizio pubblico, allora, non ci sono solo giustificazioni politiche da dare, ma ci potrebbero essere gli elementi per risponderne in sede penale. E’ questo il senso di un’inchiesta aperta dai carabinieri del comando provinciale di Benevento che hanno chiesto a trenta comuni della provincia, soci dell’Alto Calore servizi, di fornire, entro il prossimo 31 di agosto, tutte le notizie relative alla interruzione del servizio idrico. E’ vero, le interruzioni notturne, il razionamento e tutto il resto, è stato sempre comunicato in tempo utile dall’azienda di corso Europa ad Avellino ai comuni, che, a loro volta, lo hanno fatto ai cittadini. Ma basta questo per esimersi da ogni altra responsabilità ? A questa domanda dovrà dare risposta l’ inchiesta che fotografa uno stato di fatto. L’ Alto Calore servizi non è più in grado di soddisfare le esigenze dei suoi soci. La questione era stato sollevata, politicamente, qualche giorno fa da Franco Damiano, sindaco di Montesarchio, che, per quote, è il quarto comune proprietario dell’Acs. Ma ora, si va oltre, I carabinieri dovranno raccogliere gli elementi per dare anche una risposta alle richieste dei cittadini di ben trenta comuni. E, al di là dell’inchiesta, urge rivedere tutto ciò che ruota intorno l’acqua nelle province di Avellino e Benevento. Il paradosso è che certi processi dovrebbero essere gestiti dalla politica, ma quando la politica è occupazione di poltrone e spreco di risorse pubbliche, si arriva al punto che le province campane con le maggiori risorse idriche sono assetate.

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