Annullata sentenza di condanna per omicidio e occultamento cadavere di Cristofer Oliva

Nella tarda serata di ieri il verdetto: annullata la sentenza a 25 anni e 6 mesi di reclusione per Furlan Fabio, accusato dell’omicidio dell’amico Cristoforo Oliva e di averne, poi, occultato il cadavere. Cristoforo Oliva, detto Cristofer, scompare da Napoli nel nulla la sera del 17.11.09. A dire dei suoi familiari, Cristofer esce di casa per recarsi ad un appuntamento con un suo amico, Fabio Furlan. Da allora più nessuna sua notizia. Della scomparsa di Cristoforo Oliva si interessa anche la trasmissione televisiva “Chi l’ha visto?”, presso la cui segreteria telefonica giunge anche la segnalazione di un avvistamento dello scomparso Cristofer ripreso dalle telecamere della videosorveglianza all’interno della metropolitana di Napoli. Intanto, gli inquirenti iniziano a stringere il cerchio intorno ai suoi amici più stretti; così arrestano il minore Karim Sadek e Fabio Furlan, protagonisti di equivoche chat su facebook. La posizione del minore Sadek viene poi archiviata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale dei minori di Napoli, mentre per Fabio Furlan inizia il pesante processo. All’esito della lunga istruttoria dibattimentale, la terza sezione della Corte di assise di Napoli lo condanna a 30 anni di reclusione. Anche nel secondo grado di giudizio, nonostante l’impegno profuso dalla difesa, viene condiviso l’impianto accusatorio e confermata la penale responsabilità di Fabio Furlan. La pena viene solo ridotta dalla Corte di assise di appello di Napoli – terza sezione – e passa ad anni 25 anni e 6 mesi di reclusione. Durante i primi due gradi di giudizio c’ è stato un valzer di difensori, avendo Fabio Furlan nominato e revocato vari difensori, tra cui il noto avvocato Giulia Buongiorno. Nell’ultimo e definitivo grado di giudizio, quando è in palio la vita ed il futuro del giovane ventiseienne, pur confermando la nomina all’avv. Saverio Senese che lo aveva difeso nei primi due gradi di giudizio, Fabio Furlan decide di rafforzare la sua difesa nominando l’avv. Dario Vannetiello del Foro di Napoli, il quale ha offerto alla Suprema Corte nuovi ed interessanti spunti di natura giuridica mediante il deposito di un apposito ricorso, oltre a depositare una valanga di documenti per consentire ai giudici di legittimità di verificare la fondatezza della linea difensiva, anche finalizzati alla necessarietà della acquisizione di nuove prove. In particolare, l’avvocato Vannetiello ha evidenziato che, in una vicenda così delicata, afferente ad un omicidio senza ritrovamento del cadavere, avrebbe dovuto essere acquisito agli del processo un video ottenuto grazie all’impianto esistente presso la metropolitana di Napoli per verificare se effettivamente il soggetto ripreso circa venti giorno il presunto omicidio fosse o meno lo scomparso Cristofer Oliva. Parimenti la difesa ha evidenziato la illegittimità del diniego della Corte di assise di appello alla richiesta di esaminare in appello Di Lorenzo Agostino, una persona che aveva dichiarato di poter offrire un contributo per chiarire alcuni aspetti della torbida vicenda. Infatti, successivamente alla sentenza di condanna di primo grado, un amico sia dell’imputato Furlan che dello scomparso Oliva, appresa la notizia della condanna del Furlan inviò una straziante lettera all’amico detenuto, dichiarandosi disponibile a farsi sentire dai giudici per far venir fuori la verità.

Nel tardo pomeriggio di ieri la lunga arringa dei difensori che ha impegnato per oltre due ore la prima sezione penale della Corte di Cassazione, presieduta dal dott. Vecchio, con a latere ed i dottori Mancuso, Esposito, Cairo e Centonze, quest’ultimo relatore del processo.

Le questioni giuridiche trattate hanno impegnato la Corte in una altrettanto lunga camera di consiglio.

Cosi, nella tarda serata di ieri la Suprema Corte ha annullato la sentenza di condanna per il delitto di omicidio e di occultamento di cadavere , disponendo il rinvio ad altra sezione della Corte di Assise di Appello di Napoli, la quale dovrà nuovamente valutare il carteggio processuale luce dei principi che la Cassazione indicherà onde stabilire se può ritenersi provata la responsabilità di Fabio Furlan .

Adesso, non rimane che attendere il deposito della motivazione della sentenza della cassazione per conoscere compiutamente le ragioni che hanno indotto i giudici di legittimità ad annullare la pesante condanna nell’ambito di una vicenda intricata, sul cui sfondo compaiono contrasti per un furto di marjuana, oltre una ragazza contesa.

Comunque, da ieri, grazie al sapiente lavoro difensivo, Fabio Furlan, riprende ad avere speranza per poter tornare in libertà .

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