Arresti Gdf: Marotta, con i Pizza solo rapporti politici.

“Sono sereno e chiederò tramite i miei legali di essere subito ascoltato dai magistrati”; i fratelli Pizza? Solo rapporti politici. Lo dice in un’intervista Nino Marotta, parlamentare ex Forza Italia e ora Area popolare, indagato nell’inchiesta romana in cui i pm ipotizzano un giro di riciclaggio che ha portato all’arresto 24 persone. “C’è tutta la mia amarezza nel constatare come in un filone di indagine in cui si ipotizzano gravi ipotesi di reato incentrate su due figure di spicco con 127 capi di imputazione e 46 soggetti indagati, si lasci mediaticamente intendere, anche a dispetto di quanto valutato dal gip, che il sottoscritto rivesta un ruolo centrale nella vicenda”, sottolinea. “Credo sia addirittura superfluo evidenziare come le condotte a me contestate, così come ha ritenuto il gip, non riguardino alcuna delle ipotesi relative a reati finanziari ovvero nei confronti della pubblica amministrazione. E si può facilmente rilevare anche solo leggendo il capo di imputazione”. “Con i fratelli Pizza ho sempre avuto un rapporto di frequentazione legata inizialmente alle vicende politiche concernenti l’utilizzo del simbolo della Democrazia cristiana”. “Siamo entrambi salernitani”, dice riferendosi a Giuseppe Pizza, “ci conosciamo da tempo ma dopo quella vicenda il rapporto di frequentazione si ferma ad un’amicizia maturata nel frattempo. Nulla più. Escludo, quindi, un qualsivoglia tipo di rapporto diverso da quello che ho descritto”. Insieme a contare banconote consegnate da un imprenditore? “Guardi, francamente non saprei cosa dirle. Non riesco proprio a immaginare questa circostanza. Ho saputo di quest’episodio dai giornali anche se, è chiaro, lo escludo categoricamente. Ma sono certo come dopo aver chiarito nella sede giudiziaria ai magistrati titolari la mia posizione, tutto assumerà un contorno diverso. Mi auguro solo una cosa”, “che avvenga tutto in un tempo ragionevole”. Sulle intercettazioni, aggiunge, “le mie posizioni sono note e rimangono sempre le stesse. Ho fatto sempre grandi battaglie, e a viso aperto, affinché ci sia una netta distinzione tra trascrizioni utili e quelle inutili per le indagini. Per evitare barbarie. Ma ora non è il caso di parlarne”.

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