Ascoltare chi ha il polso della situazione e vive tra la gente non sarebbe male.

Sicurezza, immigrazione, contrasto alla povertà ,investimenti e tassazione. Sono questi i cinque temi cardini della campagna elettorale. Ogni partito, ogni schieramento, ogni coalizione ha messo in campo una propria proposta rispetto a degli argomenti molto sentiti dai cittadini. Argomenti che, nella stragrande maggioranza delle volte, si basano su gli enti locali. In special modo, si tratta di competenze comunali. I cittadini sono portati, infatti, a chiedere conto ai sindaci, agli assessori ed ai consiglieri rispetto a questa svariata gamma di materie. Del resto, i sindaci rappresentano il terminale più avanzato dello stato su i territori, quindi, diventa naturale rivolgersi a loro. Eppure, proprio le fasce tricolori sono state le grandi assenti di questa campagna elettorale. Cinque anni fa, l’Anci, ossia, l’associazione dei comuni italiani si confrontò con tutti gli schieramenti, presentando un ventaglio di proposte. Del resto, nel 2013 si parlava di modifiche sostanziali, di cancellare enti inutili ed anche di dare un maggiore potere proprio ai sindaci. Dal punto di vista degli enti locali, però, il parlamento che è stato appena sciolto non ha operato alcuna rivoluzione. Anzi, probabilmente, sopratutto per le vicende dell’immigrazione le responsabilità dei sindaci si sono anche allargate. Anche quest’anno l’Anci ha elaborato un documento molto variegato che ha avuto il via libera dai primi cittadini di destra, di sinistra e penta stellati. Hanno dato il proprio avallo anche i sindaci di centri grandi e piccioli, insomma è quanto più trasversale possa essere. Ma non lo hanno presentato prima delle elezioni, memori di ciò che era avvenuto nel 2013. Sarà sul tavolo del nuovo governo e su quello di tutti i gruppi parlamentari di camera e senato non appena prenderà il via la nuova legislatura. Le richieste sono semplici. Chiedono un serio processo di sburocratizzazione per cercare di rimettere in moto gli investimenti. Vogliono avere la possibilità di potere avvalersi delle professionalità più adeguate per far funzionare gli uffici e vogliono garanzie serie anche per gli interventi del welfare. Le chiacchiere vanno certo bene in campagna elettorale ma dal cinque marzo in poi ci sono tutti i problemi del paese da risolvere. Ascoltare chi ha il polso della situazione e vive tra la gente non sarebbe male.

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