Attenti in Irpinia mafia in giacca e cravatta.

L’operazione dei carabinieri che ha portato all’arresto dei due uomini considerati responsabili degli attentati ai parchi eolici, conferma che l’Irpinia è sempre piuì’ appetibile per i gruppi malavitosi anche di fuori regione. E non è un caso che lo Stato, con la visita del Vice Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, abbia deciso di fermare il suo sguardo proprio in questa Irpinia d’Oriente, come si legge in una nota di Rocco Pignatiello, portavoce di “Alta Tensione” a Lacedonia: Quando si spara con i kalashnikov o si piazzano ordigni per far esplodere le sottostazioni di convogliamento dell’energia elettrica o si dà fuoco alle rotoballe di un consigliere comunale molto attivo sul fronte antieolico, non ci vuole molto a capire che il confronto non avviene più con piccoli banditi di provincia e per questo bisogna continuare ad indagare. O, come abbiamo fatto noi Comitati, bisogna insistere affinché nessuno faccia finta di niente, dagli amministratori ai cittadini. Che non fossero banali scaramucce tra imprese noi lo avevamo capito, ma se anche si fosse trattato di questo non lo avremmo tollerato comunque, perché non può essere questa la normalità per un territorio. I due arresti, dopo cinque mesi di rilievi e approfondimenti, vanno presi come un fatto positivo, indicano che l’attenzione sul business dell’eolico è alta e che dietro ci sono delle vere e proprie organizzazioni: eliminare il racket da questa zona significa dare la possibilità alle imprese di lavorare in maniera onesta, senza scaricare tutto sull’ambiente o sul costo del lavoro o sugli affitti. Se non possiamo parlare di vittoria o di una definitiva sconfitta, questo è certamente un primo colpo inferto alla criminalità. Da questo punto di vista le conclusioni dell’indagine sono per noi una soddisfazione e sapere che non si interromperanno ci fa sperare in una gestione migliore dell’eolico. Ma siamo consapevoli che esiste un altro livello oltre quello delle estorsioni – continua Pignatiello – parliamo di quei parchi eolici nati dal nulla, senza programmazione, senza alcun rispetto per i vincoli paesaggistici o quelli degli usi civici, questa è un’indagine che ancora deve essere avviata. Ora che la delibera della regione Campania fissa meglio i criteri di installazione per i nuovi impianti sarà più difficile muoversi fuori dai confini della legalità, però quello che è stato fatto in passato oggi resta sui territori. E’ quella mafia in giacca e cravatta di cui parlava anche Claudio Fava, quella che reinveste i soldi. Come lui ha ricordato, nell’incontro a Bisaccia, nel 2009 è stato possibile ricondurre la maggior parte degli impianti eolici in Sicilia al boss Matteo Messina Denaro. L’Irpinia non è immune da queste infiltrazioni purtroppo».

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