Avellino-Benevento. Le novità del piano ospedaliero regionale.

Per il momento non dovrebbero esserci problemi, anzi, l’azienda ospedaliera Rummo di Benevento guadagna ben 69 posti letto. Passa dagli attuali 475 a 544. Mentre Il Moscati di Avellino ne perde dieci, ossia, passa dagli attuali 572 a 562. I dieci tagli, però, non toccano i livelli essenziali, ma riguardano reparti, dove nel corso degli anni, è stato riscontrato un accesso minore. E’ quanto si evince dall’aggiornamento del piano regionale ospedaliero che il commissario alla sanità,ossia, il governatore Vincenzo De Luca, ha redatto e pubblicato sul Burc. Le cose più importanti che si evincono dall’aggiornamento, un piano di oltre 300 pagine, riguardano la volontà di superare la fase commissariale, ma questo dipende dal via libera dai ministeri dell’economia e da quello della sanità. Altro punto importante e’ di ridurre, gradualmente, i ricoveri in ospedale, potenziando la rete di assistenza territoriale. Intanto, però, occorre capire se il Moscati ed il Rummo potranno mantenere lo status di Dea di secondo livello. L’acronimo sta per dipartimento di emergenza ed accettazione. Innanzitutto, bisogna evidenziare che le due province, anche se molto vaste, dal punto di vista territoriale, contano il minor numero di abitanti di tutta la regione Campania. Insieme arrivano a 720 mila residenti ed i due Dea sono giustificabili se la popolazione continua a mantenersi tra i 700 mila ed il milione e duecentomila abitanti. Su questo dato, per, sindacati e forze politiche non sono particolarmente preoccupate. La desertificazione dei piccoli comuni dell’Appennino centrale è una triste realtà e bisognerà tenere conto anche della particolare conformazione morfologica delle due province. Certo è che bisogna iniziare a pensare in termini di macroarea per quel che riguarda la sanità nelle due province. Potenziando la rete di assistenza territoriale dovrebbe essere possibile razionalizzare le strutture che sono legate agli ospedali classici, come quelli della riabilitazione. Su questo punto, però, lo scetticismo è molto alto. Quella rete che evidenzia De Luca nel suo piano non decolla. Basti pensare, ad esempio, alle guardie mediche che sarebbero dovuti diventare dei posti di primo soccorso per gli interventi meno gravi. Stessa cosa vale per i medici di famiglia. Mentre la regione dice di incentivare queste azioni, le varie Asl sui territori non fanno altro che tagliare. E’ arrivata l’ora di essere chiari, in quanto non si possono ridurre le competenze ospedaliere se non decollano i servizi territoriali.

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