Bus in scarpata: rinvio udienza, ‘no a patteggiamenti’

Il sit-in davanti all'ex carcere borbonico, per iniziativa dei familiari delle 40 vittime dell'incidente avvenuto il 31 luglio 2013 sull'autostrada A16 nei pressi di Avellino dove un bus turistico precipitò in una scarpata, ad Avellino, 16 luglio 2015. ANSA/CIRO FUSCO

A distanza di ventisei mesi, non si riesce ad incardinare l’eventuale processo a carico di 15 imputati, ritenuti dalla Procura di Avellino responsabili a vario titolo dell’incidente che il 28 luglio del 2013 causò la morte di 40 persone, precipitate a bordo di un bus dal viadotto “Acqualonga” dell’A16 Napoli-Canosa, nel territorio del comune di Monteforte Irpino. Come nella precedente udienza annullata il 16 luglio scorso, il Gup del Tribunale di Avellino, Gianfrancesco Fiore, su istanza degli avvocati difensori, ha dovuto prendere atto dei difetti di notifica degli atti inviati ad alcuni imputati e ha disposto il rinvio al prossimo 22 ottobre. Prima di chiudere l’udienza, a cui possono partecipare soltanto parti civili, imputati e avvocati,il magistrato ha però consentito all’Associazione Vittime dell’A16, di cui fanno parte i familiari delle vittime, di depositare la richiesta di costituzione di parte civile. “Ci sentiamo presi in giro -dice il presidente, Giuseppe Bruno, che anche stamattina, a poche decine di metri dall’aula speciale ricavata all’interno del Carcere Borbonico di Avellino, ha esposto un lenzuolo bianco con la scritta “No Patteggiamento”. Maria Loffredo, che nell’incidente di due anni fa ha perso la madre 49enne, teme “le tattiche dilatorie degli imputati: più si allungano i tempi della giustizia, maggiori sono le possibilità di vedere ridimensionate le responsabilità e pervenire ad un patteggiamento che aprirebbe nuove ferite per i familiari delle vittime”. Nelle richieste di rinvio a giudizio, firmate dal Procuratore capo di Avellino, Rosario Cantelmo, e dai pm Cecilia Annecchini e Adriano De Bene, si ipotizzano reati che vanno dall’omicidio colposo plurimo al disastro colposo, ma anche falso in atto pubblico e omissione in atti di ufficio: secondo la super perizia depositata dalla Procura avellinese, a causare l’incidente furono le pessime condizioni del bus e le carenze strutturali della barriera autostradale posta sul viadotto “Acqualonga”. Tra gli imputati per i quali è stato chiesto il rinvio a giudizio, ci sono i vertici della Società Autostrade, l’ad Giovanni Castellucci, e il direttore generale, Riccardo Mollo, insieme ai direttori di tronco che si sono succeduti negli anni. Devono rispondere di omicidio colposo plurimo e disastro colposo. Gli stessi reati contestati a Gennaro Lametta, proprietario del bus e ai dipendenti della Motorizzazione Civile di Napoli, Vincenzo Saulino e Antonietta Ceriola, che sono accusati anche di aver attestato falsamente l’avvenuta revisione del veicolo che, al momento dell’incidente, aveva percorso oltre 800 mila chilometri. 45 parti lese nel frattempo hanno rinunciato a partecipare all’azione penale, nella quale restano invece 120 persone: si tratta dei proprietari delle auto danneggiate dal bus prima che precipitasse nel vuoto, con i quali la Società Autostrade ha raggiunto una transazione attraverso la propria società di assicurazione.

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