Bus in scarpata:striscione parenti vittime,no patteggiamento

EDITORS NOTE GRAPHIC CONTENT - Coffins are lined up near the wreckage of a bus following a crash near Avellino, southern Italy, early Monday, July 29, 2013. A tour bus filled with Italians returning home after an excursion plunged off a highway into a ravine in southern Italy on Sunday night after it had smashed into several cars that were slowed by heavy traffic, killing at least 37 people, said police and rescuers. Flashing signs near Avellino, outside Naples, had warned of slowed traffic ahead along a stretch of the A16 autostrada, a major highway crossing southern Italy, before the crash occurred, said highway police and officials, speaking on state radio early Monday. They said the bus driver, for reasons not yet determined, appeared to have lost control of his vehicle. (AP Photo/Salvatore Laporta)

Un lenzuolo bianco con la scritta “No Patteggiamento” è stato esposto dai familiari delle 40 vittime del bus precipitato il 28 luglio 2013 da un viadotto dell’A16, nei pressi di Avellino, poco distante dall’aula dove si terrà oggi l’udienza preliminare nei confronti di 15 imputati, accusati a vario titolo di omicidio colposo plurimo, disastro colposo, falso in atto pubblico e omissione in atti di ufficio. L’udienza, davanti al Gup del Tribunale di Avellino, Gianfrancesco Fiore, fa seguito a quella annullata il 16 luglio scorso per alcuni difetti di notifiche agli imputati. “Siamo qui per spirito di giustizia”. Giuseppe Bruno, presidente dell’Associazione dei familiari delle vittime del bus precipitato il 28 luglio del 2013 da un viadotto dell’A16 in territorio di Monteforte Irpino (Avellino), in attesa dell’inizio dell’udienza preliminare che si svolge nell’aula speciale ricavata all’interno del Carcere Borbonico di Avellino, conferma che l’associazione, assistita dall’avvocato Davide Tirozzi, chiederà di essere ammessa come parte civile. Bruno, che nell’incidente ha perso entrambi i genitori, si augura anche che “la giustizia, in tempi ragionevoli, faccia il suo corso e applichi le giuste pene nei confronti di chi dovesse risultare responsabile di una tragedia che ha sconvolto la vita di tante famiglie”. Maria Loffredo, che quel 28 luglio di due anni fa perse la madre, Filomena Di Paolo, 49 anni, teme invece che “i tempi lunghi della giustizia possano finire con il ridimensionare le eventuali responsabilità”. “Siamo contrari ad ogni ipotesi di patteggiamento – spiega la giovane – ma sappiamo che le tattiche dilatorie rischiano di sfibrare anche noi”. Sul marciapiede, l’Associazione ha deposto ceri a forma di cuore intorno alle foto disposte a forma di croce dei propri congiunti.

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