Bus in scarpata: cominciata udienza davanti a Gup Avellino

E’ cominciata, davanti al gup del Tribunale di Avellino Francesco Fiore, l’udienza preliminare, a porte chiuse, sulla strage del bus precipitato il 28 luglio del 2013 dal viadotto “Acqualonga”, nel territorio di Monteforte Irpino (Avellino), dell’A16 Napoli-Canosa, nel quale persero la vita quaranta persone. Salvo eventuali repliche della pubblica accusa, rappresentata dal procuratore di Avellino, Rosario Cantelmo, e dai pm Cecilia Annecchini e Adriano Del Bene, la decisione sul rinvio a giudizio dei 15 indagati per omicidio colposo plurimo e disastro colposo, dovrebbe arrivare nella tarda mattinata. Tre degli indagati, Gennaro Lametta, proprietario del bus, Vincenzo Saulino e Antonietta Ceriola, dipendenti della Motorizzazione Civile di Napoli, devono anche rispondere di falso in atto pubblico per aver falsificato i documenti della revisione dell’automezzo. Secondo le perizie predisposte dalla Procura, la tragedia sarebbe stata originata da un guasto all’impianto frenante del bus e dall’usura dei “tirafondi”, i bulloni che fissavano al suolo la barriera protettiva del viadotto. Tra gli indagati, Giovanni Castellucci, e Riccardo Mollo, rispettivamente amministratore delegato e direttore generale dell’epoca della società Autostrade per l’Italia, e altri dieci tra funzionari e responsabili tecnici e della manutenzione del tratto autostradale in cui si verificò l’incidente. Per i vertici della società, la difesa, rappresentata dal professor Franco Coppi, ha chiesto il proscioglimento, sostenendo che le barriere protettrici erano idonee a reggere anche gli urti più violenti. In particolare, secondo Coppi, gli interventi di manutenzione non rientravano nelle dirette responsabilità dei vertici societari ma nel contesto di una programmazione di interventi che riguarda l’intera rete autostradale. Intanto, la compagnia che assicura Autostrade per l’Italia ha raggiunto accordi per il risarcimento di 200 persone, parenti stretti delle vittime.

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