Calcioscommesse: Vannetiello, auspico il secco ribaltamento della decisione del Tribunale Federale.

RECLAMO di MILLESI FRANCESCO, nato a Catania il 24.07.1980, avverso il provvedimento adottato dal Tribunale Federale Nazionale – sezione disciplinare (2016/2017) – di cui al comunicato n. 75/TFN, pubblicato e ricevuto in data 12.04.17, con il quale è stata inflitta la squalifica per anni 5 ed euro 50.000 di ammenda. Con il presente atto, come già dichiarato anche nel preannucio, chiede ex art. 37 II co. CGS di essere sentito dalla Ecc.ma Corte Federale. Motivi.
Estinzione del procedimento per avvenuto superamento del termine di cui all’art. 34 bis CDS
All’udienza del 03.03.17, la difesa di Millesi lamentava la violazione del diritto di difesa e la violazione del diritto ad un reale ed effettivo contraddittorio avendo la Procura Federale versato in atti a distanza di mesi dalla adozione del deferimento ed addirittura quattro giorni prima dell’udienza rilevante attività investigativa tra l’ altro rappresentata da una serie di prove esistenti e, si badi, maturate addirittura prima della redazione dell’atto di deferimento recante data 16.12.16 : verbale di int. di Millesi in data 04.10.16; verbale di int. di Izzo in data 28.11.16 i flussi delle scommesse afferenti alle due partite di calcio per cui si procede di cui alla nota redatta dagli inquirenti in data 06.06.16. All’udienza del 03.03.17, il Tribunale riteneva fondata la eccezione sollevata dallo scrivente e rinviava all’udienza del 07.04.17, ma, e veniamo alla specifica questione procedutale che si intende sollevare, sospendeva i termini.
La disposta sospensione è illegittima in quanto il tesserato non può subire il prolungamento del termine previsto dalla legge per la definizione del procedimento per un ragione a cui lui è totalmente estraneo. La tardiva produzione probatoria da parte della Procura Federale non può che ricadere sulla parte che alla stessa ha dato causa. La difesa aveva diritto a chiedere le copie degli atti prodotti solo in data 27.02.17 dalla Procura, a ritirarle preso il competente Ufficio ed a studiarle; il diritto difesa è costituzionalmente tutelato e il principio al reale contraddittorio codificato anche nella giustizia sportiva. Neppure è una circostanza di poco conto segnalare alla Ecc.ma Corte che lo scrivente, con apposita memoria indirizzata alla Procura Federale prima dell’atto di deferimento, aveva segnalato la mancanza in atti dei flussi delle scommesse afferenti alle due partite de quo. Appare altrettanto rilevante segnalare che, come i flussi anche gli interrogatori resi da Millesi ed Izzo prodotti in data recano una data di gran lunga precedente.
A poco servirebbe rifugiarsi in un mancato coordinamento tra gli Uffici inquirenti della Giustizia sportiva con quelli della giustizia ordinaria. Quindi, se la Procura Federale ha scelto di mettere a disposizione del Tribunale e delle parti tale documentazione solo in data 27.02.17, la conseguenza di tale scelta non può legittimare e giustificare la sospensione del termine .
Dichiarata la nullità/illegittimità della decisione assunta all’udienza del 03.03.17 con la quale è stata disposta la sospensione dei termini, risulta il termine di cui all’art. 34 bis I co. prima parte CGS ( 90 giorni) essere spirato in data 16.03.17, quindi prima della adozione del provvedimento conclusivo del grado ed oggi impugnato avente data 07.04.17.
Ne discende che la Ecc.ma Corte dovrebbe dichiarare la estinzione del procedimento e la nullità del provvedimento reclamato.
II
Improcedibilità del deferimento ex art. 32 ter IV co. CGS
Alla pagina 2 della memoria difensiva depositata in data 28.02.17 dalla difesa di Millesi veniva invocata la improcedibilità della azione disciplinare atteso che la comunicazione di conclusione delle indagini ad alcuni tesserati, ivi compreso Luca Pini, era stata notificata in data 10.10.16, quindi oltre il termine di 20 giorni dalla data di conclusione delle indagini stesse, avvenuta in 20.09.16.
Il Tribunale ha rigettato l’eccezione sulla base della presenza del solo dispositivo di una decisione del collegio di garanzia del CONI a sezioni unite (dispositivo prot. 212/17 del 08.03.17) .
Ed allora, in primis occorrerà verificare se la motivazione di tale decisione è veramente aderente al caso per cui si procede.
In ogni caso, la difesa, non può non richiamare altra decisione che spinge in direzione dell’accoglimento della eccezione proposta, avente data pure successiva (28.03.17, collegio garanzia del Coni, IV sezione ).
Il Tribunale ha aderito alla prima decisione sol perché è stata emessa con specifico riferimento al codice di giustizia sportiva della FIGC.
Viceversa avrebbe dovuto il Tribunale valutare la fondatezza o meno dei principi sottesi ad entrambe le decisioni atteso che la disposizione normativa de quo è analoga ai due sport (calcio e tennis) .
In ogni caso, chi scrive ritiene che vi è norma del codice della giustizia sportiva, che seppure collocata allorquando viene regolamentato il giudizio a seguito di reclamo, si esprime in termine generali in termini generali e testualmente recita :
“ tutti i termini previsti dal presente codice sono perentori” ( art. 38 VI co. CGS) .
Ed allora, a fronte di una norma così chiara circa la natura perentoria di qualsivoglia termine, a fronte della assenza di una norma che dichiari la natura meramente ordinatoria del termine di cui all’art. 32 ter IV co. CGS , dovrebbe concludersi per la fondatezza della eccezione di improcedibilità con le conseguenze di legge .

III
L’illegittimità del riferimento alla partita Avellino –Trapani
La Procura Federale ha scelto di non contestare alcuna incolpazione con rifermento alla partita Avellino – Trapani.
Mentre, illegittimamente il Tribunale federale nel provvedimento impugnato valorizza e pone a carico il comportamento da Millesi assunto anche e proprio rispetto tale partita ( v. pag. 9) in relazione alla quale lo scrivente non si era difeso.
Pare essersi verificata la violazione del diritto al reale ed effettivo contraddittorio e quello del diritto di difesa in generale.
IV
La insussistenza dell’illecito di cui all’art. 9 CGS
Va subito rilevato che non sono stati ritenuti provati numerosi episodi riferiti dal collaboratore di giustizia Antonio Accurso e dal dichiarante Luca Pini e che coinvolgevano direttamente Francesco Millesi, episodi che erano stati diffusamente indicati dalla Procura Federale nell’atto di deferimento .
In particolare, la difesa è riuscita a convincere il Tribunale che Francesco Millesi non ha fatto alcuna proposta di combinare le due partite di calcio in discussione né a Peccarisi, né ad Arini, né a Castaldo, né a Pisacane, né a Biancolino.
Ciò indubbiamente incide sulla tenuta complessiva dell’ipotesi accusatoria.
L’atto di deferimento indicava come soggetti che si erano associati tra loro al fine di commettere una serie di illeciti disciplinari un numero di nove persone .
Orbene, all’esito del primo grado di giudizio sei dei nove soggetti sono stati prosciolti ed uno (Izzo) condannato solo per omessa denunzia, due ( Millesi e Pini) condannati per l’illecito di cui all’art. 9 CGS e quello di cui all’art. 7 I comma aggravato dal VI co. CGS.
Ne discende che, per l’effetto dei numerosi proscioglimenti, non poteva essere ritenuta sussistente la violazione di cui all’art. 9 C.G.S.; infatti, residuerebbero, di fatto, solo due soggetti (Millesi e Pini) che erano tenuti alla osservanza delle norme e degli atti federali.
Mentre l’art. 9 CGS richiede la presenza di almeno tre soggetti tenuti alla osservanza delle norme del codice di giustizia sportiva (“ quando tre o più soggetti tenuti alla osservanza delle norme e degli atti federali si associano allo scopo di commettere illeciti ……” recita testualmente la norma).
Non solo.
Nulla è indicato nel provvedimento reclamato rispetto ad elementi centrali dell’illecito indicati nel capo di incolpazione di cui all’art. 9 CGS : né rispetto all’ asserito “assetto stabile”, né rispetto alla ipotizzata “distribuzione di ruoli” .
A differenza di come ritenuto nell’atto di deferimento, difetta anche l’asserito compimento di una serie di illeciti sportivi o disciplinari. Infatti, le incolpazioni vedono solo due partite incriminate.
Insomma, pare proprio che non ci troviamo di fronte ad una vera e propria associazione; al più, qualora la Ecc. ma Corte ritenga provata la combine delle due partite de quo ci troveremmo di fronte a due classici casi di illecito ex art. 7 CGS.
La prova delle esistenza della associazione e, quindi, del grave delitto di cui all’art 9 CGS, non si staglia con la dovuta chiarezza, anche alla luce delle sparute partite oggetto di combine ed alla luce dello sparuto numero di appartenenti (laddove la Ecc.ma Corte ritenga superato il numero minimo di quei tre soggetti tenuti alla osservanza delle norme federali) .
Occorre comunque una autonomia probatoria tra il delitto associativo (art. 9) ed i delitti fine (art. 7) non potendo la prova del primo delitto ricavarsi ex sé dalla commissione di illeciti sportivi, a maggior ragione allorquando gli illeciti sportivi commessi sono esigui, tanto da superare a stento l’unità.
Il proscioglimento rispetto a tale delitto, senz’ altro più grave di quello di cui all’ art. 7 CDS, non renderebbe obbligatoria la squalifica e comunque legittimerebbe una drastica riduzione della sanzione al Millesi – oltre che la conseguente riduzione della penalizzazione alla squadra dell’Avellino atteso che il calciatore che militava nella squadra irpina si sarebbe reso protagonista di condotte di minore gravità ( art. 7 CGS ) rispetto a quelle ritenute dal Tribunale (art. 9 e art. 7 CGS ) -.

V
Il vizio di fondo
Una rilevante contraddizione interna alla decisione
Agli atti vi è una lunga audizione resa da Millesi innanzi alla Procura Federale, ove rispose per oltre due ore al fuoco di fila delle domande degli inquirenti, contribuendo a far luce sulla infondatezza di numerosi episodi citati nell’atto di deferimento.
L’aver dimostrato da parte della difesa che numerose circostanze riferite dal duo Accurso-Pini non si sono rivelate provate avrebbe dovuto portare il Tribunale a dichiarare inattendibili proprio sotto il profilo soggettivo i due accusatori travolgendo tutte le loro dichiarazioni; quantomeno avrebbe il Tribunale dovuto individuare un riscontro di significativo spessore per irrogare la pesantissima sanzione irrogata.
Non sfugga alla Ecc.ma Corte che nello stesso provvedimento reclamato è il medesimo Tribunale, in più punti, a ritenere inverosimili le dichiarazioni rese dal duo Accurso – Pini ( v., solo a titolo di esempio, pag. 10) .
Ed allora, mai come in questa occasione, il giudice di prime cure avrebbe dovuto individuare un riscontro di natura individualizzante, cioè afferente a Millesi Francesco, laddove invece sono state utilizzate nei suoi confronti intercettazioni e messaggi di cui si rendono sempre protagonisti soggetti diversi, cioè Pini ed i camorristi .
Proprio l’assenza di intercettazioni a cui avrebbe partecipato Millesi avrebbe dovuto portare il Tribunale ad emettere anche nei suoi confronti una decisione a lui favorevole, sulla base di un principio affermato dallo stesso Tribunale, ma applicato solo nei confronti degli altri calciatori coinvolti.
Infatti, il Tribunale, nella premessa del provvedimento di cui scrive “…il collegio ritiene non sufficientemente raggiunta la prova dell’illecito da parte della Procura Federale ogni qualvolta le accuse basate sulle mere dichiarazioni del Pini e del collaboratore di giustizia Accurso non hanno trovato un riscontro oggettivo in fatti riscontrabili dalle attività di intercettazione ovvero di captazione presenti in atti che rendano quantomeno verosimili le informazioni fornite”.
Ne discende la evidente contraddittorietà interna della motivazione.
Vale la pena essere chiari: il Tribunale, a seguire il ragionamento dei giudici federali, avrebbe dovuto prosciogliere anche Millesi.
A differenza di come ritenuto dal Tribunale federale, Millesi non può affatto rispondere dei numerosi messaggi inviati ai camorristi da Pini, anche perché appare più che verosimile che costui millantasse la sua amicizia .
Neppure rilevano i pochi incontri tra i camorristi, Millesi ed gli altri.
Sul punto esaustive e convincenti appaiono le dichiarazioni rese da Millesi nel corso della sua audizione circa la natura lecita degli incontri con coloro che Millesi non conosceva affatto come camorristi.
In ogni caso, non vi è alcun riscontro esterno alle dichiarazioni rese dal duo Accurso-Pini circa la programmazione della combine durante tali incontri.
Deve dirsi che già sotto il profilo logico l’ipotesi accusatoria non regge : il clan avrebbe rischiato di perdere per due volte la consistente somma di 400 mila euro, per un totale di 800 mila euro, per vincere una somma di gran lunga più contenuta, in totale 170 mila euro, somma quest’ultima che, non deve sfuggire, andava divisa tra i vari camorristi scommettitori delle varie puntate ed i vari calciatori che avrebbero concorso nelle due diverse ed asserite partite truccate, residuando quindi per il gruppo mafioso un importo limitatissimo a fronte di ben 800 mila euro investiti .
Si vuole dire che l’esperienza insegna che quando la partita è combinata lo scommettitore ha una percentuale di vincita di gran lunga più alta di quella di cui alle due scommesse de quo.

Ma sotto il profilo logico, vi è un altro ed ancora più significativo elemento, questo sì dirompente, per la incolpazione : Millesi si sarebbe impegnato a restituire lui personalmente ai camorristi la ingentissima somma oggetto delle rispettive due puntate, si tocca con mano e con evidenza la assoluta inverosimiglianza della accusa mossa al Millesi.
Infatti, appare assurdo pensare che un modesto calciatore di serie B, che guadagnava meno di 100 mila euro all’anno, si sia impegnato a restituire ai camorristi una ingentissima somma di denaro (350 mila euro), somma che lui non avrebbe mai potuto restituire (vedasi sua modestissima situazione reddituale e patrimoniale).
I messaggi inviati da Pini ai camorristi con i quali costui riferirebbe ad Accurso dell’ assurdo e dell’incredibile impegno che si sarebbe assunto Millesi sono riportati dalla pagina 188 alla pagina 192 della ordinanza di custodia cautelare emessa nei confronti di Millesi , poi annullata .
Ci sono solo messaggi di Pini ai camorristi, nessun messaggio di Millesi indirizzato a Pini, seppure Pini riferisce ai camorristi di aver ricevuto messaggi di Millesi con i quali costui si sarebbe assunto l’impegno di restituire Euro 350.000 nel caso in cui l’esito della partita Avellino- Reggina sarebbe stato diverso dalla vittoria dell’Avellino.
Questo è un chiaro segnale del millantato, una chiara circostanza che depotenzia l’accusa con riferimento al coinvolgimento reale di Millesi.
Sarebbe stato un rischio irragionevolissimo, in quanto il buon esito avrebbe portato a Millesi poche migliaia di euro, se sol si pensi che, ad esempio, in una delle scommesse effettuate, quella della partita Modena-Avellino, la totale vincita sarebbe stata solo di 60 mila euro, da dividere, però, tra Accurso, i suoi uomini, che avevano effettuato le numerose puntate, Millesi, ed alcuni e non individuati calciatori dell’Avellino compiacenti.
Solo un pazzo può rischiare di restituire 350 mila euro a dei camorristi per vincere solo poche migliaia di euro !

VI
Le lacune della decisione – la violazione del principio del reale contraddittorio – la ipotesi alternativa tracciata dalla difesa – la assenza e/o la insufficienza delle prove degli illeciti sportivi
Della motivazione adottata dal Tribunale colpiscono alcune evidenti e significative lacune che dovrebbero portare ad un ribaltamento della squalifica di Millesi ed al conseguente totale annullamento della penalizzazione ricevuta dall’Avellino.
In verità il Tribunale non si è confrontato con decisivi ed oltremodo rilevanti deduzioni svolte dalla difesa di Millesi con apposite memorie inviate vai pec in data 28.02.17 ed in data 03.04.17.
Infatti, tra le tante argomentazioni devolute dal difensore dell’ex capitano dell’Avellino, ve ne erano alcune che il Tribunale avrebbe dovuto contrastare prima di determinarsi ad affermare che le due partire erano “truccate” :
1) chi sarebbe stato il calciatore o i calciatori dell’Avellino che si sarebbero prestati a favorire il gol del Modena;
2) da quali circostanze di gioco sarebbe possibile dedurre che il gol del Modena fu favorito da qualche giocatore dell’Avellino;
3) quali sarebbero i calciatori della Reggina che avrebbero favorito i gol dell’Avellino;
4) quale/i sarebbe/sarebbero il/i gol sospetto/i avvenuti nella partita Avellino –Reggina.
In linea generale, una volta prosciolti tutti i calciatori che sarebbero stati secondo la Procura Federale contattati da Millesi, costui cosa di illecito avrebbe commesso ?
Va sottolineato che, una volta esclusa al responsabilità di Peccarisi, con riferimento alla partita con il Modena non vi sarebbe alcun giocatore dell’Avellino sospettato di aver fatto combine con Millesi.
Indubbiamente sarebbe stato compito del Tribunale, una volta escluso il coinvolgimento di Peccarsi, individuare quali tra i giocatori in campo ( non sfugga che nè Millesi, nè Izzo giocarono) avesse fatto un accordo con Millesi.
Ma vi è di è più.
La difesa di Francesco Millesi aveva sostenuto con determinazione il verificarsi di una ipotesi alternativa a quella della Procura Federale: l’aver Luca Pini millantato con gli Accurso la possibilità di combinare le partite tramite Millesi; senza che, poi, Millesi avesse fatto alcunchè.
La tesi portata avanti dall’avv. Vannetiello era ed è avvalorata dalla emblematica circostanza che non vi è nessun messaggio tra Millesi e Pini, né vi è alcun messaggio né addirittura alcun contatto telefonico tra Millesi ed i camorristi.
Il Tribunale ha deciso di sorvolare su un dato che appare significativo in più direzioni : l’assenza di qualsivoglia messaggio di cui si sarebbe reso protagonista Millesi nonostante le penetranti verifiche fatte dalla direzione distrettuale antimafia . Tanto avrebbe dovuto determinare la inattendibilità di Pini il quale in numerose occasioni ha riferito ai camorristi di aver ricevuto messaggi “di conferma per gli illeciti” da Millesi.
Quanto poc’anzi rappresentato rendeva e rende più verosimile e logica la alternativa ipotesi avanzata dalla difesa : il mero millantare di Pini con i camorristi all’insaputa di Millesi.
Inoltre, la difesa aveva anche segnalato un’altra fondata possibilità: l’aver Millesi truffato gli Accurso.
Sul punto, tale evenienza aveva un forte aggancio probatorio : come risulta chiaramente dalle pagine 192, 87, 89 90, 102, 130, 132, 133, 135, 136, 137, 140, 146, 147, 154, 156, 159, 160, 164 del verbale di interrogatorio reso da Pini al P.M. in data 25.08.16, è lo stesso Luca Pini a riferire che le partite non sono affatto combinate, sottolineando più volte che Millesi avrebbe semplicemente truffato Accurso, senza porre in essere alcuna attività volta ad alterare le due gare .
Ma, con tali importanti passi dell’interrogatorio di Pini, il Tribunale Federale non si misura, né si confronta, dando luogo alla violazione del principio del contradittorio; per tali motivi la difesa invoca i poteri attribuiti alla Ecc. ma Corte Federale dall’ art. 37 IV co. CGS laddove recita “se l’Organo di prima istanza non ha preso in esame circostanze di fattoi decisive …. riforma la pronunzia impugnata …”.
Passiamo ad altro argomento, di non poco rilievo, del tutto trascurato dal Tribunale Federale .
Sul “terreno di gioco” indicato dalla difesa il Tribunale non motiva affatto, dando luogo ad una evidente carenza motivazionale nonché violando, di fatto, il principio del contraddittorio.
Infatti, il Tribunale non svalorizza le sopracitate deduzioni formulate dalla difesa ed altre contenute in ben due memorie difensive offerte al Tribunale; si limita il Tribunale a motivare solo sulla possibilità di scommettere su agenzie estere con conseguente impossibilità di contabilizzare le puntate e su quella dell’asserito interesse dei camorristi ad effettuare puntate con vincite irrisorie, pur, si scrive, di “ripulire” il denaro.
La carenza della motivazione del provvedimento adottato dal Trib. Federale consente alla difesa, ancora un volta, di invocare i poteri attribuiti alla Ecc.ma Corte dall’art. 37 IV co. CGS allorquando, come nel caso di specie, “ l’Organo di pima istanza ….non ha motivato la propria decisione”, ove, non sfugga, l’obbligo di motivazione deve necessariamente intendersi correlato ai concetti ed agli argomenti devoluti dalla difesa con atto scritto.
Inoltre, il Tribunale incorre anche in un evidente errore atteso che con la vincita non si “legalizza” l’importo totale ricevuto all’esito della scommessa, in quanto in capo al “camorrista scommettitore” rimane sempre il problema di dimostrare come ha la disponibilità della somma che scommette.
Poi, non sfugga che innanzi alla giustizia penale la posizione di Millesi non è per nulla compromessa. Sul punto, il Tribunale Federale si limita a citare la circostanza che Millesi è stato raggiunto dall’ordinanza di custodia cautelare emessa dal G.i.p. presso il Tribunale di Napoli, senza però rilevare che tale ordinanza nei confronti di Millesi fu annullata dal Tribunale del riesame e, successivamente, la misura cautelare non è stata più riadottata.

Insomma, posto che Millesi non giocò in nessuna delle due partite in questione, pare inaccettabile affermare con certezza che le due partite sono state combinate senza individuare con quali giocatori Millesi avrebbe fatto patti illeciti per condizionare i due risultati di gara.
Già questo aspetto è da solo indice della assenza di graniticità delle accuse e consente di auspicare il ribaltamento della decisione in appello, anche perchè il Tribunale non è riuscito ad individuare nessuna azione calcistica di natura sospetta da parte di nessun calciatore.

Veniamo al tema specifico dell’inchiesta, le due partite ( Modena-Avellino e Avellino- Reggina).
Grazie all’approfonditissima istruttoria svolta sia dalla Procura Federale sia dalla Procura presso il Tribunale di Napoli, le due partite non sono state affatto “truccate”; in tale direzione sussistono una serie innumerevole di circostanze .
Su Modena – Avellino
Su questa partita furono puntate 400 mila euro per guadagnarne solo 60 mila, scommettendo semplicemente che il Modena avrebbe segnato durante la partita un gol.
Tutto qui.
Valgono anche per questo caso le considerazioni precedenti: se la partita fosse stata combinata si sarebbe puntato diversamente.
Anche qui gli scommettitori avrebbero effettuato una puntata scontata, essendo il Modena nell’anno 2014 una squadra che andava spessissimo a segno soprattutto in casa, come riferito nel corso di varie audizioni –v. ad. es. dich. di Pini al P.M. del 25.08.16 e v. dich. Millesi alla Procura Federale, “il Modena soprattutto in casa era una macchina da gol”- , come d’altronde risulta dagli archivi della Federazione.

Secondo l’accusa Millesi avrebbe combinato la partita, corrompendo il difensore dell’Avellino, Peccarisi Maurizio, che avrebbe favorito il gol del Modena.
Nulla di più sbagliato.
Sul gol del Modena, unico gol della partita vinta dal Modena, non vi fu alcun errore di Peccarisi (come risulta dal filmato versato in atti e come spiegato ed evidenziato da Peccarisi nella audizione del 20.07.16), il quale stava correttamente controllando il suo uomo; il gol scaturì da una traversa, con casuale ed imprevedibile rimbalzo su un calciatore del Modena che realizzò la rete; quindi, nessuna agevolazione del Peccarisi.
Non a caso il Tribunale ha prosciolto Peccarisi.
Anche in questa partita Millesi non giocò; eppure avrebbe dovuto giocare per agevolare il gol del Modena.
Anche su tale partita sono stati escussi l’allenatore dell’Avellino Rastelli (aud. 27.07.16) ed i calciatori Castaldo (aud. 20.07.16), Arini (aud. 28.07.16), Biancolino (aud. 20.07.16), Izzo (aud.12.09.16) Pisacane (aud. 13.07.16) e Millesi 19.07.16), ma nessuno ha riferito delle anomalie avvenute in campo che sarebbero dimostrative della combine.
Addirittura anche Pini, quando ha deciso di collaborare con il P.M, anche lui ha evidenziato che non vi fu nessuna combine, la partita non fu truccata (leggasi in particolare la trascrizione integrale del verbale di interrogatorio del 25.08.16).
Infine, una considerazione di carattere logico.
Allorquando l’Avellino giocò con il Modena era in corsa per raggiungere la serie A; tutti i calciatori di serie B, come Millesi e Peccarisi, sognano di giocare in serie A sia per la conseguente notorietà sia per i consistenti guadagni.
Non è pensabile che (almeno) due calciatori avrebbero fatto naufragare questo sogno per guadagnare personalmente poche migliaia di euro.
Ma vi è di più.
È notorio che tutte le squadre di calcio di serie B promettono un premio in soldi ad ogni calciatore se la squadra raggiunge i play off e un altro premio più consistente se la squadra raggiunge la serie A del campionato (vedasi audizione Millesi).
Allora diventa proprio inverosimile la ipotesi che Millesi ed altri calciatori dell’Avellino per vincere poche migliaia di euro si sarebbero di fatto autodanneggiati favorendo il gol del Modena .
È vero ci sono dei messaggi inviati e ricevuti da Luca Pini dal chiaro contenuto che riscontrerebbero il narrato di Accurso con riferimento alla condotta del solo Pini; è però altrettanto vero che, come affermato dal Tribunale, di tali messaggi non si rende protagonista il Millesi; per cui il riscontro non v’ è per Millesi.
Poi, appare apodittico affermare che i messaggi di Pini ai camorristi sarebbero stati inviati proprio “pochi minuti dopo gli incontri” atteso che non vi è prova di tanto.
In ogni caso, è illogico ricavare la veridicità del contenuto dei messaggi inviati da Pini ai camorristi sol perché l’invio degli stessi sarebbe avvenuto dopo gli incontri con Millesi.
Sarebbe stato molto più logico ed evidente valorizzare la mancanza di qualsivoglia messaggio tra Millesi e Pini e la mancanza di qualunque messaggio o telefonata tra Millesi ed i camorristi.
Quelli che sono stati erroneamente ritenuti “ frequentissimi contatti” atteso che tali non sono in quanto sono limitati a due incontri a cena non possono legittimare l’ipotesi accusatoria, anche alla luce delle ampie spiegazioni della natura degli incontri e di tutte le altre spiegazioni/chiarimenti offerti da Millesi nel corso della sua approfondita audizione resa innanzi alla Procura Federale a cui in questa sede si rinvia per relationem e che deve intendersi qui trasfusa.

Ed allora, non si può escludere che Pini avrebbe riferito ai camorristi di essere in grado di combinare le partite tramite Millesi.
Alla luce di tutte le precedenti considerazioni, e soprattutto dei dati di fatto sopracitati, quantomeno non si può escludere che Pini abbia millantato.
La tesi ora prospettata è avvalorata dall’assoluta assenza di messaggi o di telefonate dal contenuto illecito tra Pini e Millesi.

Indiscussa la perfetta regolarità dei comportamenti delle squadre in campo nelle due partite de quo, residua un’altra eventualità: Millesi ha potuto a sua volta millantare con Pini, facendogli capire che avrebbe combinato delle partite il cui risultato era semplicemente da lui previsto alla luce della sua forte esperienza ed intraneità all’epoca nel mondo calcistico, senza, quindi, porre in essere alcun accordo illecito con altri calciatori.
Il millantato di Pini con i camorristi e /o il millantato di Millesi con Pini sono ipotesi che bene e molto meglio si sposano con le prevedibili e non sorprendenti scommesse che sarebbero state effettuate (sulle quali, si ripete, non vi è neppure prova della giocate e per gli importi riferiti).
Se così è, e tanto pare proprio che sia, non vi è alcun illecito sportivo: è certo che le partite non furono combinate e questo è quello che ovviamente interessa alla giustizia sportiva .
Infine, circa la partecipazione ad alcune cene di Millesi con gli Accurso, circostanza ammessa dal calciatore, da un lato va evidenziato che costui non conosceva la natura delinquenziale degli Accurso (v. aud. di Millesi del 19.07.16 e v. trascrizione integrale int. Pini al P.M. del 25.08.16), dall’altro sarebbe un comportamento solo moralmente censurabile.
Al più potrebbe essersi verificato un artifizio/raggiro da parte di Pini nei confronti degli Accurso, facendo costui intendere che Millesi avrebbe posto in essere una attività condizionante le partite in questione, attività che però non è stata mai posta in essere da Millesi alla luce della perfetta regolarità dei comportamenti dei giocatori delle squadre negli incontri di calcio sopracitati e come d’altronde è verificabile dai filmati in atti.
Non a caso non è stato neppure individuato un solo calciatore dell’Avellino (o di altre squadre) che si sarebbe prestato a porre in essere condotte compiacenti e irregolari sul terreno di gioco.

Su Avellino- Reggina
Per tale incontro valgono tutte le considerazioni che la difesa ha espresso per la partita Modena – Avellino che si intendono qui trasfuse per evitare inutili ripetizioni.
Le audizioni di Millesi, Castaldo, Arini, Peccarisi, Pisacane, Rastelli, Biancolino, Izzo, D’Angelo, Calleri e gli interrogatori resi al P.M. da Taccone e da Pini smentiscono l’ipotesi accusatoria mossa al Millesi .
La partita terminò tre a zero per l’Avellino.
Gli scommettitori si sarebbero limitati a puntare sulla vittoria dell’Avellino.
La accusa è labilissima se sol si pensi che non sono stati neppure individuati i calciatori della Reggina che si sarebbero prestati a far perdere la propria squadra.
Non solo.
Non è stata individuata dall’accusa neppure una sola azione da gol sospetta, dimostrativa dell’aver consentito/agevolato i giocatori della Reggina la rete o le reti dell’Avellino.
La vittoria dell’Avellino appariva pure scontata atteso che la Reggina era già matematicamente retrocessa in serie C , mentre l’Avellino era in lotta per raggiungere i cd. play off, che consentono di raggiungere la serie A del campionato.
Ancora, era pure noto nell’ambiente che la Reggina avrebbe schierato numerosi inesperti giovani esordienti in serie B, come accadde .
Non può essere sottaciuta una considerazione di natura logica: se vi è la possibilità di combinare un partita si scommette in modo tale da vincere molto in percentuale rispetto a quanto si rischia, quindi si scommette ad es. sul nominativo di chi segnerà un gol, sul numero di gol che si realizzeranno nel partita, sul risultato memo probabile.
Nel caso di specie nulla di tutto questo.
Gli scommettitori hanno puntato su un risultato arci scontato che, a fronte di un rischio elevato, ha portato un risultato modesto: puntati 400 mila euro , guadagnati 110 mila euro da dividere tra mediatori, calciatori dell’Avellino , calciatori della Reggina e camorristi.
In ogni caso, si registra una lacuna enorme nella ipotesi accusatoria: quali calciatori della Reggina Millesi avrebbe avvicinato ? Quali sarebbero le azioni in campo sospette ?
Pare proprio che l’Avellino vinse semplicemente perché era più forte della Reggina, questa completamente priva di stimoli essendo già retrocessa (v. notizie riferite dai soggetti escussi Rastrelli, Seculin, Peccarisi) .
Tutti le persone sentite nella indagine non hanno riferito di alcuna anomalia della partita; né alcuna anomalia emerge vedendo il filmato dell’incontro Avellino–Reggina.
Infine non va sottaciuto che Millesi non giocò neppure in tale partita; eppure avrebbe dovuto farlo se fosse stato, sotto il profilo economico, interessato all’esito.

In conclusione, rispetto alle specifiche contestazioni richiamate nell’atto di deferimento, può affermarsi che, dall’articolata istruttoria svolta in ben due sedi, non vi sono elementi per sostenere con certezza che il Millesi si sia associato per commettere illeciti disciplinari e sportivi, non vi sono elementi quindi comprovanti che Millesi abbia posto in essere condotte di cui all’art. 9 del C.G.S. finalizzate ad alterare il regolare svolgimento e il risultato di gare del campionato di serie B, né quelle di aver posto le specifiche condotte di cui all’art. 7 dello stesso codice in relazione alle partite Modena- Avellino, Avellino – Reggina.
Vale la pena evidenziare che le audizioni disposte hanno dimostrato :
– che, a differenza di come dichiarato da Accurso e da Pini, il procuratore sportivo di Millesi non era lo stesso che avevano gli altri cd. senatori dell’Avellino;
– la infondatezza della notizia di stampa dei soldi nascosti sotto il divano, che sarebbero stati mostrati da Millesi ad Arini, è stata smentita dallo stesso Arini, fatto ritenuto infondato dal Tribunale che ha prosciolto Arini ed il Presidente Taccone;
– Millesi non sarebbe scappato da Avellino a fine campionato, ma è semplicemente andato via in quanto era a fine contratto (v. aud. Millesi, trascr. integrale int. al P.M. di Pini del 25.08.16, aud. Rastelli; int. Taccone).

In conclusione da quanto sin qui esposto appare evidente come le accuse rivolte al signor Millesi risultino prive di un concreto ed idoneo sostegno probatorio non essendo stata dimostrata neanche la reale esistenza di un gruppo dedito a lucrare sui risultati delle partite e tantomeno risulta provata l’appartenenza del Milesi a tale presunto gruppo criminale. Non vi è riscontro neppure in merito allo scopo per cui tale gruppo sarebbe stato formato, non essendoci prova del compenso/guadagno che lo stesso avrebbe dovuto percepire.

VII
La qualificazione dei fatti nella fattispecie di cui all’artt. 7 comma 7 CGS
La motivazione posta a base della diversa qualificazione dei fatti rispetto alla incolpazione ed assunta dal Tribunale nei confronti di Izzo è proprio estensibile a Millesi.
Infatti, il Tribunale giunge alla diversa qualificazione ritenendo che
a) “non emerge alcuna significativa attività di convincimento posta in essere da Izzo nei confronti di altri calciatori, ovvero attività concrete volte ad alterare il normale andamento delle due gare”;
b) “nè emergono contatti prima delle dispute delle gare tra l’Accurso ed Izzo ovvero tra il Russo e l’Izzo” ( v. pag. 11 ).
Orbene, siccome tanto poteva essere affermato anche con riferimento a Millesi, ha errato il Tribunale a non riqualificare anche nei confronti di quest’ultimo i fatti nell’ambito dell’illecito di cui all’art. 7 comma 7 CGS.
Sul tema non sfugga che non vi è neppur un serio elemento da cui ricavare che Millesi abbia tentato di alterare lo svolgimento o il risultato delle due partite de quo.
Qualora la Ecc.ma Corte riqualifichi la condotta come invocato ne dovrebbe discendere quantomeno la riduzione dei punti di penalizzazione inflitti all’Avellino in quanto la condotta posta in essere da un suo calciatore sarebbe meno grave.
VIII
La esclusione della aggravante di cui all’art. 7 comma 6 CGS
La eccessività della sanzione inflitta
Laddove la Ecc.ma Corte ritenga insussistente la prova dell’illecito con riferimento ad una delle due gare de quo, ciò poterebbe portare alla esclusione della aggravante di cui all’art. 7 comma 6 CGS.
In ogni caso, la sanzione di anni cinque di squalifica appare eccessiva rispetto alle condotte poste in essere, a maggior ragione laddove la Ecc.ma Corte condivida in parte le argomentazioni difensive.

Richieste
Nel ribadire la richiesta di voler essere sentito da Codesto Ecc.mo Ufficio, Voglia la Ecc.ma Corte Federale di appello

in via principale,
– annullare la decisione reclamata per avvenuta estinzione del procedimento antecedentemente alla emissione provvedimento reclamato;
– annullare la decisione reclamata a causa della improcedibilità del deferimento;
– riformare in tutto la decisione del Tribunale Federale e prosciogliere Millesi da tutti gli illeciti ;

in via subordinata,
– riqualificare i fatti contestati nella fattispecie di cui all’art. 7 comma 7 CGS , con conseguente drastica riduzione della sanzione inflitta;

in via ancora gradata,
– escludere la aggravante di cui all’art. 7 comma 6 CGS;
– irrogare una sanzione diversa da quella della squalifica a tempo determinato ;
in via ancora più gradata ed in ogni caso,
– ridurre la sanzione inflitta .
Catania, 19.04.17
Ossequi
Millesi Francesco

Per autentica e sottoscrizione
Avv. Dario Vannetiello

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