Campania: De Mita, nel 2015 strappo con Fi per un candidato

“All’improvviso un personaggio che oltre la politica aveva altre aspirazioni si era agitato per collocare noi in posizione di retroguardia perché lui era di avanguardia. La decisione di rompere con il centrodestra non fu mia, ma fu fatta dai consiglieri regionali e dal segretario Cesa, io quella notte non ero presente e quando la mattina lo seppi chiamai Caldoro e dissi ‘guarda, mi hanno posto una questione non negoziabile, devi scegliere’. L’ho avvisato”. Così Ciriaco De Mita racconta, in occasione della presentazione del libro dell’ex eurodeputato Enzo Rivellini “Non faccio nomi ma solo cognomi”, la notte precedente alla presentazione delle liste per le elezioni regionali del 2015, in cui l’Udc ruppe l’alleanza con Caldoro, decidendo di appoggiare il centrosinistra e Vincenzo De Luca, che poi vinse. Alla base di quella scelta c’era quindi un candidato, Pasquale Sommese, che era stato invece imposto dal centrodestra. “Non so in che marasma si sia trovato Caldoro – ha detto De Mita – ma nella famosa notte tanto raccontata i consiglieri erano sbandati e io li ho recuperati alla scelta politica e alla possibilità di realizzarla. Io forse avrei lasciato andare ma non perché sia di centrodestra ma perché non mi interessava neanche la questione regionale, perché l’organizzazione delle Regioni per come è diventata è inutile e costosa”. Alla ricostruzione di De Mita ha replicato Caldoro che quelle elezioni le perse di poco e quindi anche per lo strappo dell’Udc: “Politicamente è chiaro – ha detto Caldoro – e non c’è nulla di personale. Quando ho dovuto decidere ho fatto prevalere la politica degli schemi e delle regole, mio padre, scomparso due anni fa oggi, mi diceva che la politica ha poche regole chiare ma ferree e io forse ho fatto un errore a fidarmi di persone di cui non mi dovevo fidare, ma quando De Mita mi pose la scelta chiamai i due segretari politici. Ad Alfano dissi che ero anche pronto a mettere quel candidato capolista in Caldoro presidente, ma lui mi rispose ‘non ti azzardare, è una persona nostra’. Poi mi sentii di chiamare anche Cesa e mi disse, ‘Stefano deve prevalere il rapporto con Alfano’. Per me la vicenda era chiusa però a quanto dice De Mita, contava molto di più lui di Alfano e Cesa e quindi la decisione la prese lui”. E De Mita ha controreplicato, criticando Alfano: “Tu – ha detto a Caldoro – dovevi misurare il rapporto tra quello che lasciavi e quello che proteggevi. Perché quello che proteggevi non mi pare rilevante e, tantomeno, il suggerimento del ministro dell’Interno: già era molto che faceva il ministro dell’interno, attribuirgli rilevanza politica mi sembrava e mi sembra esagerato”.

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