Campania: E.Russo (Fi), ultimi anche per diritto allo studio

“Ultimi in sanità ed ora ultimi anche per diritto allo studio. La fotografia impietosa che l’indagine Censis restituisce degli Atenei campani, in coda alla graduatoria che passa ai raggi ‘x’ le università italiane sulla base di più parametri tra cui sicuramente quello dei servizi erogati agli studenti, dice chiaramente che la Regione ha fatto sinora poco e male sul fronte del diritto allo studio, nonostante la tanto ostentata riforma delle ADISU regionali, approvata un anno fa ma senza produrre, di fatto, ad oggi alcun risultato concreto per chi frequenta i corsi di laurea in Campania”. E’ quanto scrive sulla sua pagina Facebook Ermanno Russo, vicepresidente del Consiglio regionale e componente della Commissione Cultura e Ricerca Scientifica della Campania. “Appare evidente il grido di dolore lanciato dai rettori degli atenei campani all’indomani del dossier Censis. Non è in discussione la capacità dei nostri ricercatori nel portare avanti programmi accademici validi e di qualità: il vero neo, il vero scandalo, sono le residenze che mancano, le mense che non funzionano, le borse di studio che non arrivano mai, anche se questa volta le risorse in cassa ci sono e non c’è più alcun patto di stabilità a condizionarne, cosa che purtroppo accadeva prima, l’erogazione”, prosegue Russo. “L’impressione è che gli slogan, i mega cartelloni 6×3 in strada, le conferenze a senso unico oramai non bastino più. La giunta De Luca e questa maggioranza consiliare stanno trascinando la Campania in una dèbacle complessiva, che clamorosamente rischia di minare alla base anche il prestigio di istituzioni sino a ieri note in tutto il mondo, come nel caso delle università napoletane e campane, che hanno fatto scuola in ambito internazionale per l’efficacia dei loro studi e le scoperte sottoposte all’attenzione della comunità scientifica mondiale”, rincara il vicepresidente del Consiglio regionale. “L’appello è quello di destinare più attenzione al prosieguo delle attività amministrative poste in campo, piuttosto che limitarsi all’avvio delle stesse e alle inaugurazioni. La politica degli annunci rischia di inficiare anche gli sforzi compiuti, con sacrifici ed abnegazione, negli anni addietro”, conclude Russo.

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