Cervinara con Antonio Sacco pagò il tributo alla miniera di Marcinelle.

Oggi, 8 agosto, ricorre il 60° anniversario della tragedia di Marcinelle. Che cosa ne sappiamo di quel che accadde quel giorno? Che cosa sappiamo di quel che avvenne prima e di quel che avvenne dopo? Nulla. Provate a chiedere che cosa fu Marcinelle a un ragazzo non dico di 13, ma di 18 anni. Provate a chiedere a un trentenne o a un cinquantenne. Avrete risposte vaghe. Solo i vecchi italiani ricordano qualcosa di quella giornata del 1956. Quella mattina, prima delle 8, una rara giornata di sole, al Bois du Cazier, la vecchia miniera del distretto di Charleroi in Belgio, un incidente a 975 metri sottoterra scatenò un incendio che investì subito gallerie e cunicoli, sopra e sotto, ovunque. Mezz’ora prima, erano scesi 274 minatori nei vari livelli, fino a -1.035 metri. 262 giovani sarebbero morti, 136 erano italiani, tra questi il cervinarese Antonio Sacco. Ne uscirono vivi solo 12, tra cui il molisano Antonio Iannetta, che secondo le ricostruzioni provocò il disastro: aveva inserito male un carrello pieno di carbone nell’ascensore, l’ascensore chissà come e perché (un equivoco con l’operaio di superficie) partì e il vagonetto che fuoriusciva andò a sbattere contro una trave, pochi metri sopra, dove correvano vicinissimi i tubi dell’olio e i cavi elettrici. Lo schianto provocò il fuoco. I responsabili se la presero comoda: non era la prima volta che succedeva un incidente (anche mortale). Le operazioni di soccorso furono lente, i pompieri arrivarono a mezzogiorno quando già il fumo usciva dalle ciminiere, il cielo era diventato nero e le donne erano attaccate alle grate del cancello ad aspettare e a piangere.

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