Cervinara. Attesa per la processione del Venerdi di Passione.

“ La parola di Dio come spada affilata”. Parte da una lettera di San Paolo agli ebrei il tema liturgico scelto in preparazione della processione penitenziale che si svolge il venerdì di passione, a Ferrari di Cervinara, in onore di Maria Santissima Addolorata. Fu Papa Orsini, Benedetto decimo terzo, che fu anche arcivescovo di Benevento, a voler dedicare, ai primi del 1700, il venerdì precedente la domenica delle Palme, ai dolori della Madre, intesa come Maria, mamma di Gesù, visto che il venerdì successivo sarà, completamente, dedicato agli immensi dolori del figlio, durante i tormenti della fustigazione e della crocifissione. Come sempre, prima della processione, presso l’abazia di San Gennaro che è anche santuario mariano ci si prepara e si riflette su i misteri e sulla fede che si respirano forti in questi giorni. L’Abate Alfonso Lapati ha inteso concentrare la preparazione proprio sulla forza della parola di Dio, che come spiegava San Paolo, non può lasciarci indifferenti. Anche chi non ha fede, ascoltando con attenzione ciò che Dio ci ha detto e ci continua a dire, non può non turbarsi. Del resto, la processione vera e propria, non è un momento di festa. E’ stata voluta ed istituita come un rito penitenziale, durante il quale si deve riflettere e pregare. Certo, nonostante, sia concentrata solo nel perimetro che va dall’Abbazia al palazzo marchesale, è un fatto che coinvolge l’intero paese, tanto è vero che gli uffici pubblici e le scuole chiudono prima. Ma bisogna partecipare con lo spirito della preghiera e della meditazione. Tanto è vero che la statua dell’Addolorata esce senza corona proprio per rimarcare la tragicità di questi momenti. La processione è prevista per venerdì prossimo, 23 marzo, alle ore 12,00. Alle 10,00, invece, si svolgerà la santa messa, quest’anno officiata da monsignore Zerrillo, vescovo emerito di Lucera e Troia. Questo è l’unico nome di sacerdote che compare sul manifesto che annuncia la meditazione e la processione. Ogni sera, infatti, in Abbazia, sino a venerdì, si alternano i predicatori. Ma l’abate Lapati, fedele al pensiero di Paolo, vuole che si concenti sulla parola di Dio non su chi la pronuncia. Insomma, un messaggio rivolto alla stessa chiesa e non solo ai fedeli.

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